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Ott 28, 2021 Marco Schiaffino Attacchi, In evidenza, News, RSS, Vulnerabilità 0
Nessun servizio è al sicuro: nel nuovo mondo digitalizzato un cyber attacco può impattare su qualsiasi aspetto delle attività di un paese, anche quelle che tradizionalmente pensiamo essere ben lontane dalla sfera digitale.
La conferma arriva dall’Iran, dove si sono vissute ore di preoccupazione a causa di un cyber attacco che ha preso di mira il sistema di distribuzione del carburante.
Nel dettaglio, come spiegano fonti di stampa locali, l’attacco ha colpito il sistema di distribuzione al livello più basso, quello cioè relativo ai singoli distributori di benzina.
Qualcosa di molto diverso, quindi, dal ransomware che negli USA ha messo K.O. Colonial PIpieline qualche mese fa (ne abbiamo parlato in questo articolo) bloccando l’approvvigionamento di carburante a monte.

A subire il disservizio sono stati i cittadini iraniani che hanno diritto alla fornitura gratuita di carburante, erogata attraverso un sistema che sfrutta delle particolari tessere elettroniche.
Stando a quanto è emerso, nel momento in cui i titolari del servizio inserivano la carta, il display del distributore visualizzava un messaggio piuttosto criptico: “cyberattack 64411.”
Il numero 64411 non è stato usato casualmente: si tratta infatti del numero di telefono del leader supremo dello stato iraniano.
A rivendicare l’attacco è stato un gruppo di pirati chiamato Predatory Sparrow (Passero Predatore) e, stando a quanto riporta il giornalista della BBC, si sarebbe trattato di un’azione dimostrativa.
A group calling itself “predatory sparrow” has claimed today’s nationwide cyber-attack on Iran’s petrol stations, also claiming responsibility for a similar attack on Iran’s railway network earlier this year. The claims are unconfirmed and must be treated with caution. pic.twitter.com/4AwgTUImB6
— Shayan Sardarizadeh (@Shayan86) October 26, 2021
L’autore (o gli autori) dell’attacco, in pratica, sostengono di aver individuato una vulnerabilità grave del sistema di distribuzione e di aver avvisato l’azienda che lo gestisce senza però ricevere risposta. Il (temporaneo) blocco dei rifornimenti sarebbe quindi una sorta di “disclosure”.
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