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Giu 29, 2017 Marco Schiaffino News, RSS, Vulnerabilità 0
Per Ubuntu e Debian ci sono già gli aggiornamenti che correggono la falla, ma non sono le uniche distro Linux che utilizzano Systemd. È proprio in questo componente, infatti, che si annida la vulnerabilità (CVE-2017-9445) scoperta da Chris Coulson e descritta nel suo report a questo indirizzo Web.
Il problema, stando a quanto riportato dal ricercatore, si annida nel sistema di risoluzione delle query DNS. In particolare, è possibile fare in modo che Systemd allochi spazio insufficiente al buffer dedicato, con il risultato che una risposta più “corposa” da parte del servizio DNS provochi un buffer overflow, con conseguente sovrascrittura di memoria.
Il risultato sarebbe un crash della macchina o, in alternativa, la possibilità che sia avviata l’esecuzione di codice in remoto attraverso la trasmissione del payload tramite protocollo TCP. La vulnerabilità sarebbe stata introdotta accidentalmente nel giugno 2015 nella versione 223 di Systemd.

L’ipotesi che un comune pirata riesca a controllare un servizio DNS è piuttosto remota, ma non si può dire lo stesso nel caso di gruppi hacker collegati ai servizi segreti di qualche nazione.
Certo, per portare l’attacco un pirata informatico dovrebbe acquisire il controllo di un servizio DNS e la cosa non è facilissima. La falla però espone i sistemi Linux vulnerabili al serio pericolo di un attacco che avrebbe conseguenze devastanti.
Il consiglio è naturalmente quello di verificare la presenza di Systemd sul proprio sistema e, se la verifica è positiva, controllare immediatamente la disponibilità di aggiornamenti.
I pacchetti aggiornati per Ubuntu sono disponibili qui per la versione 17.04 e qui per la versione 16.10. Per Debian, invece, la patch è disponibile su GitHub.
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