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Giu 09, 2026 Redazione Approfondimenti, In evidenza, Interviste, News, RSS, Scenario, Scenario 0
Il nuovo assetto geopolitico mondiale ha messo a nudo una serie di problematiche che sono state trascurate troppo a lungo. In pratica, quello che per anni abbiamo visto accadere nel software, ovvero l’entusiasmo per le nuove feature che andava a coprire la necessità di rendere sicuro il loro utilizzo, si è applicato anche in mille altri settori lontanissimi dal coding. L’esperienza di Alessio Fasano, Country Manager della Southern EMEA Region di FireMon con un passato da CSO in una primaria Telco nazionale, ci offre una prospettiva privilegiata su come l’Europa e l’Italia stiano affrontando queste minacce.

Il conflitto tra Ucraina e Russia ha riacceso i riflettori su vulnerabilità che vanno ben oltre il semplice sabotaggio fisico. Sebbene incidenti come il taglio dei cavi sottomarini nel Mar Rosso rappresentino un rischio concreto di interruzione della connettività, la preoccupazione principale degli esperti riguarda le cosiddette landing station. Questi nodi, dove i cavi approdano e il traffico viene aggregato, sono apparati critici che richiedono una visibilità totale. Il timore non è solo l’assenza di segnale, ma che la rete stessa diventi il veicolo per infiltrazioni profonde nei sistemi informatici aziendali e governativi, sfruttando ogni possibile punto d’accesso tra i cinque domini, dal sottomarino allo spaziale.
La preparazione del sistema Paese rispetto a tali scenari appare oggi variegata, definibile come una situazione a macchia di leopardo. Mentre i settori utility e finanziario hanno mostrato una maggiore maturità, le telecomunicazioni e i trasporti si trovano a gestire una complessità tecnologica e operativa senza precedenti. In questo contesto, le normative europee e nazionali hanno agito come una leva fondamentale per scuotere la consapevolezza dei board. In Italia, il Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica ha imposto un primo importante risveglio, passando da una gestione puramente burocratica a implementazioni tecniche reali sui sistemi. Tuttavia, il percorso è ancora lungo e si prevede che la NIS2, il regolamento DORA e l’AI Act spingeranno ulteriormente le aziende verso una postura di sicurezza non più tattica ma strategica, finalizzata alla sovranità digitale europea.
Un elemento di ulteriore complicazione è rappresentato dalla recente ondata di consolidamento e acquisizioni nel settore Telco. Le operazioni finanziarie che portano alla creazione di “super-telco” generano un’amplificazione della complessità operativa immediata. I tecnici si trovano improvvisamente a gestire un numero di device moltiplicato, dovendo far convivere infrastrutture diverse e proteggere contemporaneamente segmenti corporate e business.
Senza strumenti avanzati di Network Security Policy Management che garantiscano automazione e semplificazione, queste realtà rischiano fermi disastrosi a seguito di attacchi mirati. La difficoltà principale nel risolvere queste inefficienze non è però tecnologica, ma organizzativa: persistono ancora silos invalicabili tra chi gestisce la sicurezza, il networking e le operazioni, con ogni dipartimento impegnato a difendere il proprio status quo invece di collaborare per una visibilità comune.
Il superamento di queste barriere è oggi guidato dalla figura del CISO, il cui ruolo è profondamente maturato negli ultimi anni. Grazie alle responsabilità introdotte dalle nuove normative, il responsabile della sicurezza ha finalmente ottenuto un posto al tavolo delle decisioni, sebbene rimangano margini di miglioramento nella segregazione dei compiti e nei riporti gerarchici, che dovrebbero puntare direttamente al CEO per garantire massima efficacia. Il CISO moderno è colui che deve traghettare l’azienda oltre il concetto di resilienza, tipicamente legato alla ridondanza dei sistemi gestita dal COO, per approdare a quello di antifragilità. Essere antifragili significa avere la capacità di reagire all’imprevedibile e di adattarsi velocemente durante una crisi. In un mondo in cui la domanda non è più se si verrà attaccati, ma quando accadrà, la chiave del successo risiede nel training costante, nelle simulazioni in War Room e nella capacità di gestire l’incidente con strumenti che permettano risposte rapide e basate sui dati.
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