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Ago 29, 2025 Marina Londei Approfondimenti, In evidenza, Mercato, Mercato, Minacce, Minacce, News, RSS 0
Il prossimo 14 ottobre terminerà ufficialmente il supporto a Windows 10, un cambiamento critico per le organizzazioni che devono prepararsi al passaggio a Windows 11 il prima possibile.
Qualsiasi ritardo nella migrazione espone le aziende a rischi di cybersecurity gravissimi, come riporta il white paper “Navigating the Shift: The Business Case for Upgrading to Windows 11” di Panasonic TOUGHBOOK. Nel documento la compagnia esplora i rischi a cui sono esposte le organizzazioni, porta a galla i timori delle realtà coinvolte e rivela i costi e i problemi di compatibilità del software causati da programmi non supportati.

Credits: Panasonic TOUGHBOOK
Secondo il report, la quasi totalità delle aziende intervistate (98%) è propensa a investire nell’Extended Security Update (ESU) per continuare a usare Windows 10 anche oltre la fine del supporto, se non riuscisse a passare alla versione 11 entro i tempi previsti.
Il 94% delle organizzazioni segnala un rischio maggiore di attacchi ransomware e malware se non riuscirà a effettuare la migrazione a Windows 11 o a investire in ESU; similmente, il 93% teme violazioni di dati sensibili, l’89% è allarmato per le ripercussioni sulla compliance, l’88% per l’impatto reputazionale e il 91% per l’assenza di patch contro le nuove minacce.
Le aziende temono anche i costi da affrontare: i due terzi degli intervistati prevedono di dover affrontare costi più elevati, con il 55% che li anticipa in forma di maggiori spese di sicurezza informatica. “Con Microsoft che consiglia che un’azienda con 1.000 dispositivi dovrà affrontare una fattura ESU di circa 320.000 sterline nei tre anni in cui ESU è disponibile, il costo del ritardo è tangibile e immediato” specifica Panasonic THOUGHBOOK.
Tra le spese da affrontare ci sono anche quelle di manutenzione (40%) e dell’hardware (38%):aAttualmente, il 62% dei dispositivi e il 47% delle applicazioni aziendali non sono compatibili con Windows 11, a meno di un aggiornamento hardware. I dati del report non sono confortanti: in media, quasi 2 dispositivi su 3 dovranno essere sostituiti o aggiornati.
Le sfide della migrazione sono legate anche alla perdita di produttività dovuta ai tempi di inattività, almeno per il 45% degli intervistati. Per questo motivo, il 75% delle imprese sta adottando un approccio graduale, mentre il 25% ritarda gli aggiornamenti del software in concomitanza con la sostituzione del dispositivo.
Infine, il 47% delle realtà coinvolte cita i problemi di compatibilità delle applicazioni e dei software come un’altra sfida critica per la migrazione.

Nonostante le sfide oggettive derivanti dalla migrazione, le organizzazioni si aspettano di ottenere importanti vantaggi in termini di sicurezza e protezione (44%), prestazioni e potenza di elaborazione (36%) e di avere un ecosistema di dispositivi a prova di futuro (36%). Grande fiducia anche nelle funzionalità di intelligenza artificiale come Microsoft Copilot o Bing AI (34%) e nella possibilità di implementare le funzionalità di Edge AI sul campo (29%).
“Si sta chiudendo la finestra per consentire alle organizzazioni di effettuare una transizione ben pianificata, misurata ed economica a Windows 11 e iniziare a sfruttarne i vantaggi. I rischi di costi, sicurezza e prestazioni dei ritardi sono in costante aumento con l’avvicinarsi della scadenza della fine del ciclo di vita, il che è particolarmente preoccupante nei settori critici che abbiamo esaminato, tra cui i servizi di emergenza, i servizi sul campo e le utility e le organizzazioni della difesa” ha affermato Chris Turner, Head of Go-to-Market di Panasonic TOUGHBOOK Europe.
“Le aziende che devono ancora intraprendere la migrazione a Windows 11 hanno bisogno di supporto per garantire che la loro distribuzione non sia affrettata e rischiosa. Panasonic TOUGHBOOK offre ai clienti un supporto completo per la transizione per garantire un’esperienza di migrazione senza interruzioni, mantenere la produttività ed eliminare l’incertezza dal processo. Agendo ora, le aziende possono evitare di incorrere in costi e rischi oltre ottobre 2025” ha concluso Turner.
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