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Set 21, 2018 Marco Schiaffino Gestione dati, In evidenza, Leaks, News, Privacy, RSS 0
Proteggere i dati dei clienti non significa solo utilizzare software di sicurezza, controlli costanti e sistemi di aggiornamento efficaci. Per evitare di mettere a rischio le informazioni confidenziali che ci sono state affidate, dobbiamo anche preoccuparci della fine che fanno quando non le usiamo più.
Esattamente ciò che non hanno fatto gli amministratori di sistema di NCIX, un’azienda specializzata nella vendita di prodotti informatici (hardware e software) con sede in Canada, che ha chiuso i battenti in seguito a bancarotta nel dicembre 2017.
Come racconta Travis Doering di Privacy Fly, la gestione dei dati raccolti da NCIX nel corso della sua attività al momento del fallimento è un classico esempio di ciò che può accadere quando la sciatteria di chi dovrebbe proteggere le informazioni personali degli utenti si somma alla spregiudicatezza di chi traffica in dati rubati o “trovati” per caso.
Doering è incappato nella vicenda consultando gli annunci su Craiglist, un portale di annunci. L’inserzione che ha attirato l’attenzione del ricercatore parlava di due server di NCIX in vendita al prezzo di 1.500 dollari.
Doering ha immediatamente subodorato che dietro quell’annuncio ci fosse qualcosa di strano e ha deciso di contattare il venditore, specificando di essere interessato più che altro agli eventuali dati presenti nei server in questione.
Il seguito del racconto è quasi surreale: Doering incontra il “proprietario” dei server e dopo una serie di incontri scopre la verità: si tratta di un vero e proprio trafficante di dati, che sta vendendo a chiunque sia disposto a pagare la somma adeguata tutte le informazioni contenute in decine di computer e centinaia di hard disk “dismessi” da NCIX.

Dentro c’è un po’ di tutto: dati anagrafici, username e password, i dati delle carte di credito, fatture, comunicazioni, documenti di identità, numeri di telefono e simili, risalenti a un periodo compreso tra il 2007 e il 2017. Tutti dati che avrebbero dovuto essere cancellati in maniera sicura anche se fossero stati protetti in maniera adeguata.
Ma non è questo il caso: tutto era conservato senza alcuna protezione crittografica o, nel migliore dei casi, con un hashing MD5 che qualsiasi programmatore può violare in una manciata di ore.
Stando a quanto racconta Tra di dati ci sono addirittura file personali (comprese fotografie non proprio edificanti) del fondatore di NCIX Steve Wu. Secondo la sua ricostruzione, queste informazioni sarebbero nelle mani di almeno 3 o 4 acquirenti che hanno sborsato dai 15.000 ai 35.000 dollari per ottenerle.
Quello che potrà succedere adesso è difficile da dire. In condizioni normali, infatti, un furto di dati viene affrontato attraverso la collaborazione tra le forze di polizia e l’azienda che ha subito il furto.
Visto che NCIX è fallita (e che gli stessi database sono finiti in un polveroso magazzino dove sono stati “pescati” dai trafficanti di dati) qualsiasi tentativo di avvisare i clienti che rischiano di subire attacchi e truffe diventa inevitabilmente più difficile.
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