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Nov 11, 2016 Marco Schiaffino Approfondimenti, In evidenza, Mercato e Statistiche, Prodotto, RSS, Tecnologia, Vulnerabilità 0
La segmentazione della rete aziendale, però, non è uno strumento di mitigazione applicabile solo ai dispositivi IoT. Anzi: si tratta di uno dei tasti su cui gli esperti di sicurezza tendono a battere di più.
Mantenere separati gli ambiti consente infatti di proteggere le aree più sensibili della rete e impedire che gli attacchi in grado di superare le soluzioni di Intrusion Prevention (IPS) possano raggiungere i loro bersagli.
Nel corso del 2015, stando al report di CheckPoint, la maggior parte degli attacchi provenienti dall’esterno sono stati quelli di Code Execution, che puntano a sfruttare le vulnerabilità dei server esposti sul Web per avviare esecuzione di codice in remoto.
Le statistiche riportano che il 68% delle aziende coinvolte nello studio hanno subito questo genere di attacchi. Una variante in crescita è quella degli attacchi Return-Oriented Programming (ROP), che adotta una tecnica di offuscamento in grado di aggirare i controlli antivirus.
In un attacco ROP i pirati utilizzano un file che contiene del codice apparentemente affidabile, ma che viene scomposto e “dirottato” a livello della CPU per comporre il malware ed eseguirlo.
Capitolo a parte, poi, è quello degli attacchi che fanno leva sulle vulnerabilità dei software installati all’interno della rete.

La crescita di attacchi che fanno leva sulle falle di sicurezza dei Content Manager System la dice lunga sulla capacità dei pirati di sfruttare le vulnerabilità note.
La comparazione effettuata in base ai dati raccolti nel corso del 2015 (con riferimento all’anno precedente) mettono in luce un fenomeno noto ma non per questo men preoccupante: lo sfruttamento sistematico delle vulnerabilità conosciute (ma non corrette) per violare i sistemi aziendali.
L’ingresso in classifica di WordPress e Joomla (piattaforme per la gestione dei contenuti su siti Web) è legata a doppio filo con l’aumento esponenziale di vulnerabilità relative ai due software che gli amministratori IT raramente correggono con la dovuta tempestività.
Un fenomeno ormai considerato cronico, che gli esperti di sicurezza di CheckPoint consigliano di mitigare attraverso lo strumento di virtual patching, in grado di identificare il codice che cerca di sfruttare gli exploit basati su falle conosciute e bloccare l’attacco sul nascere.
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