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Ott 07, 2022 Redazione news Gestione dati, Hacking, News, RSS 0
Una giuria federale ha condannato Joseph Sullivan, l’ex Chief Security Officer di Uber, per ostruzione delle procedure della Federal Trade Commission (FTC) e per occultamento di reato in relazione al suo tentativo di insabbiamento di un attacco informatico a Uber del 2016. L’annuncio è stato dato al termine di un processo durato quattro settimane.
Sullivan rimane a piede libero in attesa della sentenza che sarà fissata in una data successiva, come riporta un documento sul caso pubblicato dal Dipartimento di Giustizia. Il processo a Sullivan ha presto in esame due distinte violazioni dei database di Uber, una nel 2014 e l’altra nel 2016 che, secondo quanto stabilito dalla corte, il dirigente ha cercato di nascondere all’FTC nel corso delle sue indagini.

Ricordiamo che la Federal Trade Commission è un’agenzia governativa statunitense che ha come compito principale è di promuovere la tutela dei consumatori.
Il Procuratore del caso ha dichiarato: “Le aziende tecnologiche del Distretto Nord della California raccolgono e conservano grandi quantità di dati degli utenti. Ci aspettiamo che proteggano questi dati e che avvisino i clienti e le autorità competenti quando vengono rubati dagli hacker.
Sullivan si è adoperato per nascondere la violazione dei dati alla Federal Trade Commission e ha preso provvedimenti per evitare che gli hacker venissero scoperti.
Non tollereremo l’occultamento di informazioni importanti al pubblico da parte di dirigenti aziendali più interessati a proteggere la loro reputazione e quella dei loro datori di lavoro che a tutelare gli utenti. Se tale comportamento viola la legge federale, sarà perseguito”.
L’agente speciale dell’FBI che ha seguito le indagini pure ha rilasciato un commento: “Il messaggio del verdetto di colpevolezza di oggi è chiaro: le aziende che conservano i dati dei loro clienti hanno la responsabilità di proteggerli e di fare la cosa giusta quando si verificano le violazioni,
L’FBI e i suoi partner governativi non permetteranno ai dirigenti di aziende tecnologiche disoneste di mettere a rischio le informazioni personali dei consumatori americani per il proprio tornaconto”.
Secondo CSOonline, questa sentenza potrebbe aver aperto alle vittime di una violazione di dati aziendali negli USA la possibilità di perseguire non solo l’azienda a cui avevano affidato le loro informazioni, ma anche i suoi dirigenti. Resta da vedere come reagiranno i team legali delle aziende che detengono dati personali.
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