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Ott 15, 2021 Marco Schiaffino In evidenza, News, RSS, Scenario 0
Se non riesci a batterli, prendili per fame. È questa, in sintesi, la strategia emersa dal summit virtuale della Counter-Ransomware Initiative, un evento fortemente voluto dal governo statunitense e che ha coinvolto 30 paesi.
Tra i partecipanti Australia, Brasile, Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Estonia, Unione Europea, Francia, Germania, India, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Kenya, Lituania, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Nigeria, Polonia, Corea del Sud, Romania, Singapore, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Ucraina, Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Nell’elenco, come si può notare, spicca l’assenza di Cina e Russia. Un elemento che non è passato inosservato e che può essere letto come una conferma del fatto che la tanto auspicata collaborazione di chi è considerato troppo “tollerante” nei confronti del cyber crimine, non si può ancora dare per acquisita.
L’attenzione dei ministri che hanno partecipato all’incontro, in ogni caso, non si è concentrata tanto sul fenomeno tecnico dei ransomware, dove ci si è limitati a un impegno a favorire policy di cyber security più stringenti, quanto sulle strategie alternative per arginare il fenomeno, in particolare sotto il profilo finanziario.

La logica, in pratica, è quella di rendere la vita difficile ai pirati informatici andando ad aggredire quell’ecosistema di circuiti finanziari basati su criptovalute che consente loro di incassare i proventi delle estorsioni.
Le cifre riportate nel settore, effettivamente, sono impressionanti: solamente i pagamenti resi pubblici ammonterebbero, negli ultimi 15 mesi, a più di 500 milioni di dollari.
Un fiume di denaro che, viene spiegato nel comunicato stampa seguito al meeting, riesce a finire nelle tasche dei pirati informatici anche grazie a una “imperfetta” applicazione degli standard di trasparenza fissati dalla Financial Action Task Force (FATF), con il risultato che il tracciamento delle transazioni risulta spesso troppo difficoltoso.
I buoni propositi, insomma, riguardano una collaborazione globale per migliorare le capacità di intervento su quelli che vengono definiti “asset finanziari virtuali”, con l’obiettivo di riuscire a procedere a blocchi e sequestri per tagliare alla radice il fenomeno ransomware.
Una strategia “collaterale”, che gli USA hanno già applicato nel recente passato, per esempio vietando alle società specializzate in negoziazione dei riscatti di avere contatti con gruppi di cyber criminali già “sanzionati” dal governo USA. Servirà?
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