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Mag 11, 2021 Marco Schiaffino Attacchi, In evidenza, Malware, News, RSS, Vulnerabilità 0
Se si parla di “eccellenza” nel cyber crimine, gli autori di Lemon Duck hanno diritto a un posto d’onore. I pirati informatici responsabili della diffusione della botnet, infatti, sono oggi uno dei gruppi considerati tecnicamente più abili.
A spiegarlo sono i ricercatori di Cisco Talos, che in un report pubblicato venerdì scorso riassumono le capacità dei cyber criminali alla luce della nuova versione del loro malware.
Lemon Duck è una botnet dedicata al cryptojacking con caratteristiche uniche e una versatilità che la rendono estremamente insidiosa. Oltre a prendere di mira i sistemi Windows e i dispositivi IoT con credenziali di accesso deboli o vulnerabilità conosciute, il malware ha acquisito col tempo la capacità di colpire anche i sistemi Linux.
Secondo i ricercatori di Talos, adesso i suoi autori hanno aggiunto al loro arsenale alcuni exploit legati alle vulnerabilità ProxyLogon dei server Microsoft Exchange emerse negli scorsi mesi.
Insomma: Lemon Duck ha raggiunto livelli di raffinatezza notevoli e la sua diffusione ha subito un’ulteriore accelerazione, al punto che i ricercatori hanno rilevato una crescita nel numero di comunicazioni verso i server Command and Control utilizzati dai pirati per controllarne l’attività a distanza.
I paesi più colpiti da questa nuova campagna, stando al report, sarebbero Egitto, India, Iran, Filippine e Vietnam, ma gli attacchi non hanno risparmiato le Americhe e l’Europa.
Allo stato attuale, Lemon Duck utilizzerebbe quindi almeno 12 vettori inziali di attacco, che in molti casi consentono al malware di diffondersi in maniera autonoma.
La nuova versione del crypto miner, che sfrutta la potenza di calcolo del dispositivo infetto per generare Monero, integra un’ulteriore caratteristica. Si tratta di un componente aggiuntivo chiamato syspstem.dat, che ha lo scopo di eliminare dalla macchina compromessa eventuali miner “concorrenti”.
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