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Dic 21, 2018 Marco Schiaffino News, RSS, Vulnerabilità 0
Dopo l’ecatombe di Mirai, il worm che nell’autunno 2016 ha preso di mira i dispositivi IoT sfruttando un elenco di credenziali predefinite usate dai produttori, ci si sarebbe aspettati che simili problemi non si verificassero più.
A più di due anni di distanza, invece, viene fuori che ci sono ancora in circolazione router che permettono l’accesso al sistema di controllo attraverso username e password predefiniti.
Se a questo si aggiunge che i dispositivi in questione sono prodotti da un gigante come Huawei e che sono forniti da provider in tutto il mondo, il quadro diventa davvero sconsolante.
Ma c’è di peggio: come spiega nel suo report NewSky Security, il bug in questione (CVE-2018-7900) rende ancora più facile il lavoro dei pirati, che non devono nemmeno fare la fatica di organizzare una “caccia al router” collegandosi a ogni singolo dispositivo per scoprire se usa le credenziali predefinite.
La vulnerabilità, infatti, riguarda il codice HTML contenuto nella pagina di login per accedere al pannello di controllo del router. Tra le variabili inserite al suo interno, ce n’è una che identifica i dispositivi con le credenziali predefinite.
Ai pirati, quindi, basta fare una ricerca su Shodan o ZoomEye per ottenere l’elenco completo dei router Huawei vulnerabili e il loro indirizzo IP.

La situazione, adesso, è piuttosto delicata. La società di sicurezza ha comunicato i dettagli della vulnerabilità a Huawei, con la quale è stata concordata la roadmap per arrivare alla pubblicazione.
Nel frattempo il produttore ha realizzato il fix e ha preso contatti con tutti i provider interessati per organizzarne la distribuzione.
Come si può intuire, però, si tratta di una procedura con tempi tutt’altro che certi. Motivo per cui dalle parti di NewSky Security hanno deciso di non rendere pubblici i dettagli relativi alla vulnerabilità, in particolare evitando di indicare il parametro che indica la presenza di credenziali predefinite.
I ricercatori si sono anche astenuti dal quantificare il numero esatto dei dispositivi vulnerabili, anche se è presumibile che non si tratti di una quantità irrisoria.
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