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Ott 03, 2018 Marco Schiaffino In evidenza, News, RSS, Scenario, Tecnologia, Vulnerabilità 0
Tutto è cominciato con Mirai, la botnet che ha preso di mira centinaia di migliaia di dispositivi sfruttando una serie di credenziali di accesso predefinite memorizzate nei router.
Nei mesi seguenti, però, questo tipo di device è diventato il bersaglio preferito dei pirati informatici, al punto che anche i gruppi di cyber-criminali più “evoluti” hanno cominciato a prenderli di mira in maniera sistematica, come dimostra la vicenda di VPNFilter.
Il motivo è semplice: nell’ottica di un hacker, i router sono un bersaglio perfetto. Non possono essere protetti da un software antivirus e rappresentano il classico tipo di dispositivo per il quale nessuno si preoccupa troppo di fare manutenzione aggiornandone il firmware.
Non solo: una volta compromesso un router, il pirata di turno ha gioco facile ad attaccare tutti i dispositivi che vi si collegano.
L’ennesima conferma di questa situazione arriva da una ricerca effettuata negli Stati Uniti dall’American Consumer Institute, che ha preso in esame un campione di router SOHO (Smal Office Home Office) composto da 186 modelli di router Wi-Fi di 14 produttori diversi (l’elenco si trova nel documento).
I risultati della ricerca sono sconfortanti. Secondo i ricercatori, 155 modelli sui 186 complessivi sono vulnerabili ad attacchi conosciuti. Anche li numero di vulnerabilità è impressionante: stiamo parlando di una media di 172 vulnerabilità per router, per un totale di 32.003 vulnerabilità.

In termini percentuali, significa che l’83% dei router installati nelle case e negli uffici sul territorio degli Stati Uniti può essere compromesso con estrema facilità da un qualsiasi pirata informatico, che a questo scopo può utilizzare uno dei tanti strumenti reperibili nei repository di mezzo mondo.
Una situazione agghiacciante, che rischia di diventare esplosiva nel caso in cui qualcuno decidesse di sfruttarla in maniera massiccia.
Il problema, secondo i ricercatori, è duplice. Da un lato c’è la scarsa attenzione degli utenti, che non eseguono aggiornamenti periodici dei loro dispositivi.
Dall’altra c’è l’inerzia dei produttori, che stentano ancora a prevedere sistemi di aggiornamento automatici che potrebbero mitigare il rischio di attacchi. La soluzione, tanto per cambiare, sembra ancora molto, molto lontana.
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