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Ago 09, 2018 Marco Schiaffino News, RSS, Vulnerabilità 0
Colpire UEFI significa colpire al cuore di un sistema. E se l’ipotesi di malware in grado di impattare sulla Unified Extensible Firmware Interface è già inquietante, l’idea che l’interfaccia possa essere colpita attraverso un attacco in remoto è decisamente da brividi.
A trasmetterli agli esperti di sicurezza ci hanno pensato i ricercatori di Eclypsium, che nel corso del Black Hat 2018 hanno illustrato un exploit che sfrutta una vulnerabilità nei sistemi di aggiornamento automatico dei firmware di Asus e ASRock.
Per verificare la disponibilità di eventuali aggiornamenti, il sistema di update utilizza infatti DHCP e invia una richiesta HTTP al server che gestisce gli aggiornamenti. Intercettando la richiesta attraverso un attacco Man in the Middle o dirottandola verso un server sotto il loro controllo attraverso altre tecniche come il DNS poisoning, eventuali pirati potrebbero rispondere al posto del server legittimo.

E qui sta il problema: secondo i ricercatori di Eclypsium, il software dei due produttori non è in grado di controllare le dimensioni di alcuni campi contenuti nei documenti, aprendo la strada a un Buffer Overflow e alla conseguente esecuzione di codice in remoto.
Considerato che UEFI si avvia prima del sistema operativo, tutto questo permetterebbe di avere mano libera per installare malware con un livello di persistenza notevole e di sfruttare questa posizione privilegiata per aggirare i normali sistemi di protezione.
In seguito alla segnalazione della vulnerabilità, i due produttori hanno reagito in maniera diversa. ASRock ha infatti cancellato il sistema di aggiornamento automatico. Asus, invece, starebbe ancora lavorando sulle modifiche che permetteranno di mitigare il rischio di un attacco simile.
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