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Dic 27, 2017 Marco Schiaffino Attacchi, Hacking, In evidenza, Malware, News 0
Sembra si trattasse di un principiante, che però era riuscito a mettere le mani su una vulnerabilità zero-day dei router Huawei che gli aveva consentito di infettare centinaia di migliaia di dispositivi e controllarli a distanza creando una botnet potenzialmente devastante.
L’autore di Satori, il worm individuato all’inizio di dicembre, sfruttava una tecnica molto simile a quella usata da Mirai per attaccare i router e che abbiamo descritto in questo articolo poco più di un anno fa.
Come spiegano i ricercatori di Check Point in un report pubblicato online in questi giorni, la vulnerabilità sfruttata per propagare il malware (CVE-2017-17215) colpisce solo i router Huawei HG532, usati anche in Italia da alcuni fornitori di connessione Internet come Infostrada-Wind.

Trovare una falla zero-day in uno dei router più diffusi sul mercato è decisamente un bel colpo. Almeno dal punto di vista di un pirata informatico.
La falla di sicurezza riguarda l’implementazione dello standard TR-064, utilizzato per eseguire configurazioni in remoto a livello di rete locale. Nei dispositivi Huawei, però, il servizio è accessibile attraverso la porta 37215 e consente, in pratica, di avviare un aggiornamento del firmware in remoto.
Lo scopo del malware è quello di trasformare il router in un bot in grado di portare attacchi DDoS a bersagli che vengono selezionati attraverso il server Command and Control. Insomma: nulla di nuovo rispetto al “vecchio” Mirai.
La vera sorpresa, scrivono i ricercatori di Check Point, è arrivata quando sono riusciti a individuare l’autore del malware. Dopo settimane in cui le speculazioni erano arrivate a tirare in ballo gruppi ultra-professionali legati a servizi segreti (l’uso di uno zero-day non è cosa di tutti i giorni) è invece saltato fuori che l’autore di Satori è un principiante, che stava muovendo i suoi primi passi nel magico mondo del cyber-crimine.
Gli analisti lo hanno individuato come Nexus Zeta (il nickname usato su alcuni forum per aspiranti hacker) e dal materiale raccolto non sembra essere precisamente un professionista.

Quando qualcuno chiede aiuto su un forum per configurare una botnet “simile a Mirai” possiamo avere la certezza che non si tratta di un professionista. Rimane sconcertante il fatto che abbia potuto reclutare una simile quantità di dispositivi nella sua botnet.
Per capirlo basta considerare il fatto che i ricercatori di Check Point sono riusciti a individuarlo partendo dall’indirizzo email usato per registrare uno dei domini utilizzati per i server Command and Control (nexuszeta1337@gmail.com) con lo stesso nome che usava sia sui forum, sia su alcuni social network.
Ora la botnet è stata “abbattuta” mettendo offline i principali server Command and Control e avviando (tramite Huawei) un processo di aggiornamento che elimina la vulnerabilità.
Stando a quanto riportano alcuni ricercatori, al momento dello shut down Satori era composta da un numero impressionante di bot: tra i 500.000 e i 700.000.
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