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Mar 28, 2018 Marco Schiaffino News, RSS, Vulnerabilità 1
Per un paio di mesi Windows 7 ha sofferto di una vulnerabilità decisamente peggiore rispetto a Meltdown. Il motivo? A quanto pare si è trattato di un errore umano, che avrebbe potuto avere conseguenze piuttosto serie.
Cos’è successo? Sintetizzando, quando gli sviluppatori hanno messo le mani sulle impostazioni che regolano l’accesso alle aree protette di memoria, hanno inserito un bit sbagliato che consentiva libero accesso a sezioni del kernel che dovrebbero invece essere ristrette.
Un risultato paradossale, visto che l’obiettivo della patch era quello di correggere proprio un problema simile. Come abbiamo spiegato in questo articolo, Meltdown è infatti un bug che cancella i “confini” che di solito isolano i dati accessibili in modalità supervisore e quelli in modalità utente.
Come spiega l’esperto di sicurezza Ulf Frisk in un post sul suo blog, la vulnerabilità introdotta per errore da Microsoft in Windows 7 era decisamente più grave, visto che consentiva di accedere a una sezione più ampia di memoria, con maggiore velocità e consentiva anche di modificarne il contenuto.

A destra il dump di dati eseguito sfruttando Meltdown. A sinistra quello eseguito con la nuova vulnerabilità. La differenza di velocità è impressionante.
La vulnerabilità è stata presente sulla versione 64 bit di Windows 7 e Windows Server 2008 R2 a partire dalla prima patch distribuita a gennaio ed è stata corretta con l’aggiornamento di marzo. Frisk, in realtà, ha individuato la falla quando in pratica era stata già corretta.
Chi utilizza una delle due versioni, quindi, dovrà verificare quanto prima la corretta installazione degli update di marzo. Per quanto riguarda le altre versioni di Windows (la 10, la 8 e quelle a 32 bit) non c’è invece nessun problema.
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One thought on “Pasticcio di Microsoft nella patch per correggere Meltdown”