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Apr 25, 2022 Redazione news News, RSS, Scenario 0
Lo scraping, ossia l’estrazione automatizzata di dati pubblici (anche relativi agli utenti) dai siti, è una pratica diffusa da tempo che società come LinkedIn e Microsoft vorrebbero vedere proibita. Una recente decisione di una corte di appello statunitense ne ha però ribadito la legalità, come riporta un articolo di Malwarebytes Labs.
LinkedIn e Microsoft (proprietaria del social network) stanno da anni cercando di contrastare questa pratica. Nel 2017, LinkedIn aveva cercato di impedire che HiQ Labs raccogliesse i dati degli utenti della piattaforma per creare i propri report, implementando delle misure tecniche per bloccarne lo scraping.

HiQ Labs aveva però ottenuto, nel 2019, che una corte d’appello vietasse a LinkedIn di bloccare lo scraping. Microsoft ha impugnato questa decisione, chiedendo che venisse riconsiderata e così è stato fatto, ma il risultato è per ora rimasto lo stesso, anche se l’azienda continuerà il suo percorso legale.
Il dibattito sul tema vede contrapporsi due fronti. Da un lato i sostenitori della legalità dello scraping, e in particolare dei dati degli utenti, dicono che non viola la privacy perché si tratta di informazioni già note. Permette inoltre di conservare dati che potrebbero altrimenti andare persi.
Chi è invece contrario sostiene che gli utenti che condividono i propri dati su piattaforme come LinkedIn non si rendono conto che potrebbero essere sfruttati da terze parti. Gli autori di pagine e siti, inoltre, possono volere che i dati con il tempo vadano persi, per motivi di sicurezza o privacy o di qualsiasi altro genere, e lo scraping li condanna a un’immortalità indesiderata.
Qualunque sia la propria posizione in merito, la legalità dello scraping e dell’utilizzo dei dati raccolti rende consigliabile evitare di pubblicare su siti pubblici informazioni personali che si vogliono tenere riservate.
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