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Apr 14, 2026 Giancarlo Calzetta In evidenza, News, RSS, Scenario 0
La cybersecurity italiana continua a crescere, ma la presenza femminile rimane ancora sottorappresentata, competenze e responsabilità siano in aumento. La terza survey della community Women For Security, basata su 154 risposte e 25 domande, evidenzia una realtà articolata: da un lato si vede comunità professionale femminile sempre più qualificata e strutturata, dall’altro criticità persistenti su carriera, retribuzione e inclusione.

I dati mostrano innanzitutto una presenza femminile non limitata alle nuove generazioni. La fascia d’età più rappresentata è quella tra i 26 e i 35 anni (33%), ma emerge anche una quota significativa tra i 36 e i 55 anni che ci ricorda che le donne non sono entrate ieri nel settore. Dal punto di vista geografico, la Lombardia raccoglie il 41% delle risposte, seguita da Lazio (15%) ed Emilia-Romagna (12%), a conferma della concentrazione delle opportunità cyber nei principali poli tecnologici del Paese.
Il livello di formazione risulta particolarmente elevato. Il 49% delle partecipanti possiede una laurea, mentre il 38% ha conseguito master o titoli post-laurea, evidenziando un profilo professionale altamente qualificato. La formazione continua rappresenta inoltre un elemento centrale: il 46% ha seguito percorsi finanziati dal datore di lavoro, mentre il 33% ha investito personalmente nella propria crescita professionale.
La survey evidenzia anche come i percorsi di ingresso nella cybersecurity siano spesso non lineari. Il 23% delle professioniste dichiara di essersi avvicinata al settore per interesse personale, dato raddoppiato rispetto al 2022, mentre il 21% vi è entrato per caso, contro il 10% della precedente rilevazione. Questo conferma la natura multidisciplinare della sicurezza informatica e la possibilità di accesso attraverso competenze eterogenee.
Sul fronte dell’esperienza, cresce la quota di professioniste con oltre dieci anni nel settore (22%), mentre il 26% ha tra cinque e dieci anni di attività. L’area tecnica resta la più rappresentata con il 27%, ma aumentano anche ruoli in ambito legal (11% contro il 5% nel 2022), marketing (11%), commerciale e presales (9%) e project management o divulgazione. Parallelamente, aumenta la presenza in aziende private (71% contro il 64%) e raddoppia la quota di imprenditrici (4% dal 2%). Crescono anche i ruoli di responsabilità, con le posizioni manageriali che passano dal 25% al 32% e quelle dirigenziali dal 5% all’11%.
Nonostante questi segnali positivi, la cybersecurity resta un ambiente a forte predominanza maschile. Il 24% delle partecipanti considera questo contesto una sfida stimolante, mentre il 30% lo ritiene ancora un problema da risolvere. Il 23% dichiara di non aver mai vissuto la predominanza maschile come una difficoltà, ma aumenta la quota di chi la percepisce come un ostacolo concreto, che passa dal 4% al 10% rispetto alla survey precedente. Nel complesso, il 60% afferma di avere con i colleghi uomini lo stesso rapporto che con le colleghe, segno di un clima generalmente collaborativo.
Le criticità più evidenti emergono però sul fronte economico e della carriera. Il 54% delle partecipanti ritiene di percepire uno stipendio inferiore rispetto ai colleghi uomini a parità di ruolo, mentre l’87% considera la propria progressione professionale più lenta, un dato in forte aumento rispetto al 39% del 2022. Anche le opportunità di crescita risultano percepite come inferiori dal 78% delle intervistate, contro il 40% della precedente rilevazione. A questo si aggiunge la difficoltà di conciliare lavoro e vita familiare, indicata dall’88% delle partecipanti, rispetto al 48% del 2022.
Nel complesso, la survey restituisce l’immagine di una comunità di professioniste sempre più qualificata, con ruoli in crescita e maggiore presenza nel mercato, ma che deve fare i conti con un gap significativo in termini di retribuzione, carriera e inclusione. Sebbene la parità di genere non sia ostacolata in questo ambito di carriere STEM, la grave carenza di personale che attanaglia il settore della cybersecurity consiglierebbe di spingere per un reclutamento più efficace tra le donne perché rappresentano una risorsa ancora ampiamente valorizzabile.
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