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Lug 31, 2020 Marco Schiaffino Attacchi, In evidenza, Malware, News, RSS 0
Una nuova minaccia, l’ennesima, prende di mira i servizi virtualizzati su piattaforma cloud e il bersaglio sono ancora una volta i server Docker, utilizzati dalle aziende per l’implementazione di servizi virtualizzati “autonomi”.
Doki, individuato dai ricercatori di Intezer, è una backdoor che consente ai pirati informatici di compromettere i server Linux su cui “girano” i container Docker. A differenza di altri malware che in passato hanno preso di mira questo tipo di piattaforma, che si limitavano a installare dei miner per generare criptovaluta, Doki consente ai pirati informatici un campo di azione maggiore.
La backdoor consente infatti di eseguire qualsiasi tipo di codice sulla macchina infetta e apre la possibilità, di conseguenza, che i cyber criminali installino qualsiasi tipo di payload ulteriore.
Come spiegano gli analisti nel report, gli attacchi vengono portati attraverso un sistema di scansione che individua i server Docker con impostazioni “deboli”, in particolare a livello di API, che i pirati sfruttano per violare il sistema.
Per individuare i potenziali bersagli e portare l’attacco, gli autori di Doki utilizzano una botnet basata su ngrok (un servizio di reverse proxy – ndr) individuata tempo fa dagli esperti di sicurezza.
Lo schema di attacco prevede, una volta eseguito l’accesso al server, la creazione di nuovi container che i pirati caricano da un repository pubblico. I container in quesitone, infatti, non contengono direttamente il codice malevolo, ma permettono l’esecuzione di Curl, che i criminali sfruttano per i loro scopi.
Uno degli elementi più interessanti evidenziati dai ricercatori di Intezer, però, è il fatto che Doki utilizza un particolare sistema di comunicazione con i server Command and Control, che sfrutta la blockhain di Dogecoin, una criptovaluta lanciata nel 2014.
Insomma: utilizzando una botnet basata su reverse Proxy, container apparentemente legittimi e un sistema di comunicazione che sfrutta una tecnica di offuscamento innovativa, Doki rappresenta una minaccia estremamente difficile da rilevare.
Non solo: secondo i ricercatori, che hanno eseguito dei test usando Virus Total, al momento solo 24 motori antivirus su 60 sono in grado di individuare il malware.
Il metodo più efficace per bloccarne la diffusione, in ogni caso, è quello di eseguire una corretta configurazione dei server Docker, avendo cura in particolare di non esporre le API a collegamenti esterni.
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