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Lug 21, 2022 Redazione news News, RSS, Vulnerabilità 0
Secondo un’analisi condotta da SynSaber, società di monitoraggio delle reti e degli asset industriali, nella prima metà del 2022 sono state rese note 681 vulnerabilità di sistemi di controllo industriale (ICS) da parte della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) statunitense.
Il numero è leggermente più alto rispetto a quello della prima metà del 2021 (637) e le effettive vulnerabilità divulgate nel periodo potrebbero essere di più, dato che la CISA non pubblica avvisi per tutte le falle.

Per il 13% delle vulnerabilità del 2022 non sono attualmente disponibili patch o rimedi da parte del fornitore e potrebbero non essere mai risolte. Quando non esiste una soluzione e il fornitore dichiara che il bug non verrà mai risolto, si parla di “Forever-day Vulnerability”.
In generale, anche se è disponibile una patch del software o del firmware, le aziende devono collaborare con il fornitore dell’OEM (original equipment manufacturer o produttore di apparecchiature originali) interessato e attendere l’approvazione ufficiale per eseguire la patch.
Ai sistemi di controllo industriale si applicano infatti complicati vincoli di interoperabilità e garanzia. Il fatto che esista una patch non significa inoltre che un’organizzazione possa applicarla immediatamente. Oltre a gestire le restrizioni degli OEM, le aziende devono determinare il rischio operativo e seguire le politiche e le procedure interne di gestione della configurazione.
Il 53% delle vulnerabilità esaminate richiede una patch software, il 34% un aggiornamento del firmware e il 12% un aggiornamento dei protocolli.
Al 22,32% delle vulnerabilità rese pubbliche dalla CISA nel primo semestre del 2022 è stata assegnata una valutazione di gravità “critica” e al 42,44% una valutazione di “gravità elevata” in base al punteggio CVSS.
SynSaber sottolinea però l’importanza anche di altri parametri che rendono le vulnerabilità più o meno pericolose per le aziende. Il 29% delle falle segnalate richiede che l’utente (operatore) compia un’azione per essere sfruttato.
Il report sottolinea inoltre che, nelle reti industriali, accesso significa controllo. 154 (22,61%) delle vulnerabilità segnalate richiedono l’accesso locale o fisico al sistema per essere sfruttate, il che le rende a rischio inferiore. Se si dispone di un accesso locale/fisico, inoltre, spesso non è necessario alcun exploit per azioni malevole.
Lo studio indica anche che il volume delle vulnerabilità non è destinato a diminuire e conclude: “È importante che i proprietari degli asset e coloro che difendono le infrastrutture critiche capiscano quando sono disponibili soluzioni e come queste debbano essere implementate e classificate in base alle priorità.
Limitarsi a guardare il volume dei CVE segnalati può far sentire i proprietari delle risorse sopraffatti, ma le cifre sembrano meno scoraggianti quando si capisce quale percentuale di CVE è pertinente e perseguibile e quali invece rimarranno “forever-day vulnerability”, almeno per il momento”.
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