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Nov 11, 2021 Marco Schiaffino In evidenza, News, RSS, Vulnerabilità 0
Un punteggio di pericolosità valutato 9,8 (su un massimo di 10) e un allarme che interesserebbe almeno 10.000 dispositivi firewall di Palo Alto Networks in tutto il mondo.
Il bilancio della vulnerabilità zero-day (CVE 2021-3064) emersa grazie alla disclosure di Randori è di quelli particolarmente “pesanti”.
Da quanto si legge nel report pubblicato su Internet dalla società di sicurezza, la vulnerabilità interessa le appliance di Palo Alto Networks con GlobalProtect nelle versioni precedenti alla 8.1.17 e consentirebbe di aggirare i sistemi di validazione per avviare l’esecuzione di codice in remoto.

Una bella grana, visto che una volta compromesso il firewall, un eventuale pirata informatico avrebbe la visibilità completa della rete e, soprattutto, il controllo dello strumento di protezione che dovrebbe limitarne l’azione.
Il processo di disclosure, stando alla timeline riportata da Randori, è stato decisamente lungo: le prime indagini sarebbero cominciate nell’ottobre 2020 e l’individuazione della falla risalirebbe a novembre dello stesso anno.
Prima di comunicare la presenza della vulnerabilità a Palo Alto Networks, però, il red team di Randori (gli esperti specializzati in penetration testing – ndr) avrebbero sperimentato l’efficacia della falla utilizzandola, dietro autorizzazione, sui sistemi dei loro clienti.
Lo sviluppo della patch che corregge la vulnerabilità, invece, avrebbe richiesto poco più di 20 giorni. La ricerca tramite Shodan che evidenzia il numero di installazioni vulnerabili (qui il collegamento) mostra, tra le altre cose, come vi sia una enorme “frammentazione” nelle versioni utilizzate del sistema operativo di Palo Alto Networks.
Tra le azioni di mitigazione suggerite dalla società di sicurezza, per chi non utilizza funzionalità di VPN, c’è la disattivazione di GlobalProtect.
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