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Mar 31, 2021 Marco Schiaffino Hacking, In evidenza, News, Privacy, RSS, Scenario, Vulnerabilità 0
Sono strumenti suggestivi ma ancora lontani da essere affidabili. I sistemi di riconoscimento facciale soffrono ancora di qualche “piccolo” problema a livello di sicurezza e la dimostrazione arriva dalla Cina, uno dei paesi che ha investito di più sull’implementazione dei di autenticazione biometrica.
Il governo di Pechino, infatti, sta utilizzando il riconoscimento facciale in qualsiasi ambito: dal controllo sociale alla gestione degli abbonamenti del trasporto pubblico per arrivare ai rapporti con la Pubblica Amministrazione.
I problemi, però, non mancano e secondo organi di stampa cinesi si stanno moltiplicando i casi in cui gruppi di hacker sfruttano le vulnerabilità dei sistemi di riconoscimento facciale per aggirare i controlli o mettere a segno vere e proprie truffe.

L’ultimo caso, in ordine di tempo, riguarda un procedimento penale che ha coinvolto due truffatori che hanno messo in piedi uno schema che gli permetteva di sottrarre denaro (circa 500 milioni di Yuan, pari a 65 milioni di euro) attraverso rimborso dell’IVA illegittimi.
Stando a quanto riporta una fonte di stampa locale (il testo è in cinese ma la versione inglese di Google Translator lo rende abbastanza intellegibile) i due imputati per truffa avrebbero usato una tecnica piuttosto semplice per ingannare i sistemi governativi.
Dopo essersi procurati le fotografie di ignari cittadini e averle “animate” utilizzando una semplice applicazione, i due truffatori avrebbero trovato il modo di “dirottare” il video così ottenuto per sostituire le riprese della fotocamera dello smartphone.
Grazie a questo stratagemma, i criminali sarebbero riusciti ad accedere ai sistemi governativi e registrare delle società di facciata, per poi emettere false fatture e incassare i rimborsi IVA.
Il caso, però, sarebbe solo la punta dell’iceberg. La stessa tecnica verrebbe utilizzata, per esempio, allo scopo di ingannare i sistemi che regolano l’accesso in azienda per simulare la presenza sul posto di lavoro.
Insomma: dalle parti di Pechino si stanno facendo i conti con una tecnologia che mostra ancora elementi di immaturità e che con l’evoluzione dei deep fake rischia di entrare in una vera crisi.
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