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Set 22, 2020 Marco Schiaffino In evidenza, News, Vulnerabilità 0
Si chiama WS-Trust ed è uno standard di autenticazione delineato da OASIS (Organization for the Advancement of Structured Information Standards) che dovrebbe garantire la sicurezza nello scambio di messaggi.
Come hanno scoperto i ricercatori di Proofpoint, però, la sua implementazione nei sistemi cloud Microsoft è viziata da una serie di bug che permetterebbero a un pirata informatico di aggirare i sistemi di autenticazione e prendere il controllo di un account da remoto.
Nel report pubblicato sul blog della società di sicurezza, per la verità, non vengono forniti molti dettagli. DI sicuro si tratta di numerosi bug, che avrebbero consentito di eseguire l’accesso attraverso tecniche piuttosto semplici, come la falsificazione dell’indirizzo IP.

Il problema sarebbe generato da un mix di concause, tra cui una debolezza intrinseca dello standard e una serie di errori nella sua implementazione.
Tra questi, la possibilità che il sistema non riconosca le modalità di autenticazione, aprendo la strada all’utilizzo di sistemi antiquati. Secondo quanto riportano i ricercatori di Proofpoint, inoltre, uno dei bug consentirebbe di aggirare i controlli semplicemente modificando l’header della richiesta.
Insomma: il rischio è che un cyber criminale possa mettere le mani su tutti i documenti e le informazioni legate all’account Microsoft 365, Azure o Visual Studio.
Un rischio che è ancora più elevato nel particolare omento che stiamo attraversando, con un uso sempre più intensivo di servizi cloud e collegamenti da remoto dovuti alla pandemia da Covid-19.
Un panorama che, segnalano gli esperti, ha già indotto molti pirati informatici a concentrare l’attenzione sulle tecniche di attacco che prendono di mira i sistemi di autenticazione multifattore.
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