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Apr 03, 2020 Marco Schiaffino In evidenza, News, RSS, Vulnerabilità 0
Tempo di straordinari per gli sviluppatori Microsoft, che si trovano a fronteggiare una raffica di vulnerabilità di Windows (sono la bellezza di 25) scoperte dal ricercatore di sicurezza israeliano Gil Dabah.
Il perno di tutta la vicenda è rappresentato da WIN32K, un componente di Windows dedicato alla gestione dell’interfaccia utente per le architetture a 32 bit di Windows.
Il componente, in circolazione da molto (troppo) tempo, è stato mantenuto nelle varie versioni di Windows (anche a 64 bit) per garantire la compatibilità con le vecchie applicazioni e interagisce tra interfaccia, driver e il Kernel.
Il problema, spiega Dabah nel suo report, è che l’uso di WIN32K richiede un ampio utilizzo di richiami (callback) dal livello Kernel a quello in modalità utente. Una procedura che, a partire dal 2010, ha evidenziato una serie di problemi e, in particolare, la possibilità di portare un attacco battezzato con il nome di use-after-free o UAF.
La tecnica fa leva su un errore nella gestione degli oggetti in memoria e consente, in pratica di eseguire comandi da parte di un utente non autenticato. In altre parole: apre la strada alla compromissione della macchina.
Negli ultimi 12 mesi, il ricercatore si è dedicato a questo problema e ha individuato le 25 vulnerabilità (per alcune delle quali ha già pubblicato dei proof of concept su GitHub) che a settembre 2019 interessavano tutte le versioni di Windows, compresa l’ultima versione di Windows 10 al tempo disponibile.
Gli sviluppatori di Redmond, spiega Dabah, hanno cominciato a lavorare sui bug già dallo scorso novembre e ne avrebbero risolti 11. Il lavoro starebbe procedendo e lo stesso ricercatore ha dichiarato di essere impegnato a sviluppare un sistema di mitigazione più ampio delle singole patch.
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