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Gen 31, 2020 Marco Schiaffino Gestione dati, In evidenza, Leaks, News, Privacy, Prodotto, RSS 0
Una gigantesca raccolta di dati che ha coinvolto almeno 100 milioni di utenti Avast. È quello che è emerso da un’inchiesta condotta da Motherboard e PCMag che hanno ottenuto dei documenti interni di Jumpshot, società controllata dalla società di sicurezza.
Avast, che vanta 435 milioni di utenti al mese, offre da sempre il suo antivirus gratuito e offre anche una VPN (a pagamento) per computer e smartphone.
Come si legge nell’articolo pubblicato da Motherboard, lo schema prevedeva una forma di opt-in per gli utenti, che autorizzava Avast a tracciare ogni loro attività sul Web. Queste informazioni venivano poi girate a Jumpshot che “impacchettava” le informazioni e le rivendeva.
Tra le aziende che hanno usufruito dei “servizi” di Jumpshot ci sono alcuni dei colossi del Web e non solo, tra cui Google, Yelp, Microsoft, McKinsey, Pepsi, Home Depot, Condé Nast e Intuit. L’elenco, però, sarebbe molto più lungo.
Ma di che tipo di dati stiamo parlando? Le informazioni raccolte riguarderebbero ogni tipo di attività sul Web, comprese le ricerche sui motori di ricerca, i dati GPS della navigazione su Google Maps, i video visualizzati su YouTube (e naturalmente su YouPorn e simili), gli acquisti online e qualsiasi altro dato inerente la navigazione.

Una quantità tale di informazioni da rendere la loro anonimizzazione, spiegano gli esperti, perfettamente inutile. Basterebbe infatti incrociare un po’ di dati per risalire senza troppe difficoltà alla reale identità degli utenti.
Lo scandalo, in realtà, era già montato lo scorso dicembre, dopo la denuncia riguardante le estensioni per browser di Avast e della sua controllata AVG. I componenti aggiuntivi dei due antivirus, infatti, registravano la navigazione degli utenti e in seguito alla segnalazione di Wladimir Palant, (il creatore di AdBlock Plus) le due estensioni erano state rimosse dallo store di Google Chrome.
A questo punto, Avast avrebbe cambiato strategia utilizzando direttamente il suo antivirus per raccogliere i dati. L’operazione sarebbe stata portata avanti attraverso una campagna che chiedeva ai suoi utenti di accettare la raccolta dei dati attraverso un classico sistema di opt-in.
Secondo Avast, il tutto avverrebbe rispettando le normative vigenti, compreso quanto previsto dal GDPR. Sono molti gli utenti che hanno fatto notare, però che nel messaggio di opt-in non viene specificato quale uso verrà fatto dei dati e soprattutto, il fatto che vengono venduti ad altre aziende.
Ora il CEO di Avast, Ondrej Vlcek, ha dichiarato di aver bloccato qualsiasi raccolta di dati e di avere intenzione di chiudere i battenti di Jumpshot. Vederemo quali saranno le ripercussioni sulle installazioni dei suoi antivirus.
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