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Set 20, 2018 Giancarlo Calzetta Hacking, News, RSS, Scenario 0
Vi ricordate di Mirai? La botnet composta da videocamere di sorveglianza che ha abbattuto Internet per qualche ora sulla costa est degli USA e avuto ripercussioni un po’ ovunque nel mondo? Ecco, a dicembre dello scorso anno, Dalton Norman, Josiah White e Paras Jha si sono dichiarati colpevoli d’aver creato e gestito Mirai. Di solito, questi reati sono puniti molto severamente negli USA (qualcuno dice addirittura in maniera sproporzionata) eppure chi ha messo in ginocchio la Rete a livello globale è stato condannato a 5 anni di libertà vigilata, 2.500 ore di servizio sociale e 127mila dollari di multa a titolo di risarcimento per le vittime.
Se consideriamo che uno degli hacker parzialmente coinvolti nella violazione di Yahoo è stato condannato a 5 anni di prigione e a una multa di oltre 2 milioni di dollari, è chiaro che sotto ci sia qualcosa.
In pratica i tre criminali sono passati dalla parte dei buoni e già da qualche tempo sono parte integrante della squadra anti crimini informatici dell’FBI e parte delle ore di servizio civile da scontare sono già previste dietro una scrivania dei federali.
La figura di spicco del trio, dal punto di vista tecnico, sembra essere Paras Jah, che era già noto all’FBI come hacker intento allo sfruttamento e creazione di botnet per scopi di DDOS.
A quanto pare, Jah ha iniziato lo sviluppo di Mirai dopo esser stato sfidato da un giocatore di Minecrat a creare la miglior botnet al mondo. Considerato i traguardi raggiunti da Mirai, è probabile che abbia vinto la scommessa.
Secondo il pezzo apparso su The Register, dal momento del suo arresto Jha è completamente cambiato. Ha iniziato una cura per una sindrome di ADHD non diagnosticata prima, ha ottenuto un lavoro part-time presso una società di sicurezza informatica e ha ricevuto un encomio da un agente dell’FBI per l’impegno profuso nel suo lavoro al servizio del governo e l’incredibile qualità dei risultati.
Considerate le capacità tecniche dei tre personaggi, l’FBI ha sicuramente fatto un affare, ma siamo sicuri che sia eticamente sensato reclutare i propri hacker tra chi stava dall’altra parte della barricata?
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