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Ago 14, 2018 Marco Schiaffino Gestione dati, Leaks, News, RSS, Vulnerabilità 0
Non tutte le fughe di informazioni hanno la stessa importanza. Quando a rimanerne vittima è una delle più grandi società di hosting al mondo, per esempio, anche informazioni che normalmente non susciterebbero grande clamore rischiano di diventare una bomba.
Il caso dei documenti esposti su un server Amazon AWS (ancora) di GoDaddy (e reso pubblico con un report da UpGuard) rientrano sicuramente in questa categoria.
GoDaddy, infatti, è un servizio di hosting di caratura mondiale che secondo le statistiche arriverebbe a gestire un quinto dei siti Internet esistenti.
Le informazioni rimaste a disposizione di chiunque si collegasse al server (sigh!) hanno quindi una rilevanza particolare, e sotto più aspetti.

Il primo sotto il profilo della sicurezza: il server in questione, infatti, avrebbe contenuto informazioni sui dati di configurazione di 24.000 sistemi dell’infrastruttura di hosting, cioè una vera “mappatura” delle infrastrutture di GoDaddy.
Tutti dati che possono essere estremamente utili a chi dovesse pinaificare attacchi nei confronti dell’azienda o di qualcuno dei suoi clienti.
Le informazioni, però, hanno anche un valore dal punto di vista commerciale, visto che qualsiasi concorrente di BigDaddy sarebbe senza dubbio felice di conoscere i dettagli dell’organizzazione interna di un’azienda rivale.
Non solo: stando a quanto riportano i ricercatori che hanno individuato l’esposizione di dati, tra i documenti ci sarebbero anche informazioni sugli accordi tra il gigante dell’hosting e i clienti (listini prezzi), oltre ad altri accordi con fornitori in cui sono presenti dati come gli sconti sui servizi e altre informazioni sensibili.
L’episodio, insomma, difficilmente finirà alla cronaca come l’ennesima “distrazione” nella configurazione di un servizio cloud, ma più che altro come un vero harakiri commerciale.
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