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Dic 20, 2017 Marco Schiaffino Mercato, News, RSS 0
Parte il nuovo round tra Kaspersky e il governo degli Stati Uniti d’America. Dopo le accuse lanciate dagli alti papaveri di Washington, le smentite della società e il provvedimento che bandisce i prodotti della società di sicurezza russa dagli uffici governativi USA, la palla passa alle aule di tribunale.
La causa intentata dall’azienda di Eugene Kaspersky contro il provvedimento che ha di fatto “espulso” i suoi prodotti dal mercato statunitense punta tutto sul piano del rispetto delle procedure.
Nel dettaglio, il querelante lamenta il fatto che il provvedimento sia stato emesso senza che alla società russa (il cui appello viene presentato a nome delle filiali statunitense e britannica) fosse concesso di far sentire le sue ragioni in sede amministrativa.
Nella querela Kaspersky fa presente che le licenze attive per gli uffici governativi sono poca cosa (54.000 dollari di valore, pari allo 0,03% delle vendite annuali negli Stati Uniti) ma che l’impatto del provvedimento sul piano commerciale potrebbe avere tutt’altra rilevanza.
Kaspersky, infatti, ha negli USA un quarto del suo mercato (il riferimento è in realtà un po’ più arzigogolato e fa riferimento alle “prenotazioni” del 2016) e avrebbe investito nel solo 2016 oltre 65 milioni di dollari sul territorio statunitense.
Il danno, quindi, riguarderebbe non tanto la perdita dei (miseri) contratti con gli uffici amministrativi, quanto le ripercussioni a livello commerciale. Molte catene hanno infatti ritirato i prodotti della società di sicurezza dagli scaffali e, stando a quanto si legge nella querela, i dati delle vendite nel terzo trimestre del 2017 segnano già un vistoso calo rispetto all’equivalente periodo dell’anno precedente.
Insomma: il punto fondamentale è la perdita legata al danno d’immagine provocato dalle “illazioni” sottintese al bando dei prodotti Kaspersky. E visto che per il momento sembra tutto basato su informazioni provenienti da “fonti anonime informate dei fatti” sul piano legale è probabile che i presupposti per una causa ci siano davvero tutti.
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