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Ott 03, 2017 Marco Schiaffino Approfondimenti, In evidenza, Mercato, Prodotto, RSS, Scenario, Tecnologia 0
Le statistiche parlano chiaro: l’85% degli incidenti informatici in ambito aziendale potrebbero essere evitati senza problemi. Per farlo, però, è necessario mettersi in testa che gli strumenti di sicurezza non sono un semplice “accessorio” e, soprattutto, che il loro utilizzo richiede una certa cura.
“Purtroppo molte aziende continuano ad avere un atteggiamento sbagliato nella gestione degli strumenti di sicurezza” conferma Stuart Wheeler, responsabile pre-sales di G Data. “Spesso sono convinti che una volta installato il software sulle macchine il lavoro sia finito”.
Un vizietto che hanno soprattutto le piccole e medie imprese, che come sappiamo in Italia rappresentano un bel pezzo del tessuto produttivo. “quello delle PMI è uno dei settori in cui G Data è più attiva” spiega Giulio Vada, di G Data Italia. “La filosofia del servizio gestito va proprio incontro a questo tipo di esigenza”.
L’idea, in pratica, è quella di non limitarsi a fornire gli strumenti di sicurezza, ma offrire anche un servizio di gestione in remoto che consenta di garantire la massima efficienza dell’ecosistema legato alla security. Il risultato è quello di sgravare i responsabili IT dell’azienda dal compito di dover gestire un sistema che troppo spesso finisce per essere trascurato.
Un aspetto sottolineato anche da Stuart Wheeler nella sua intervista con Security Info: “l’abitudine di trascurare alcuni aspetti fondamentali come il Patch Management aumenta esponenzialmente i rischi per la sicurezza” spiega Wheeler. “Avere un servizio che la gestisce con competenza e continuità permette di tappare questa falla e garantire processi più affidabili”.
“L’uso di un Patch Manager come quello offerto da G Data permette di bloccare all’origine molti problemi” prosegue Wheeler. “E dal momento che molte aziende non hanno le risorse per farlo, abbiamo pensato di permettere loro di esternalizzare questo compito”.

Tutte le patch sotto controllo, ma nelle mani di qualcuno che possa gestire il processo con continuità.
Attenzione però a non confondere l’idea di gestione remota con il cloud. “Personalmente credo che il cloud in ambito PMI sconti ancora dei limiti” spiega Vada. “In particolare per quanto riguarda la gestione dei dati aziendali, che in molte aziende di piccole e medie dimensioni preferiscono tenere in azienda”.
Il ragionamento, in effetti, ha dei riscontri anche nella cronaca recente. Sempre più spesso, per esempio, si registrano casi in cui il trasferimento dei database sui servizi cloud ha provocato incidenti di sicurezza più o meno clamorosi dovuti a una scarsa dimestichezza con l’ambiente in cui si lavora.
E se di incidenti del genere si rendono protagonisti spesso veri giganti delle telecomunicazioni, qualche dubbio sull’opportunità di eseguire un brusco salto in questa direzione è ancora più comprensibile nel caso di realtà più piccole e meno attrezzate da un punto di vista tecnico.
Secondo Giulio Vada, però, il passaggio a un servizio gestito consente di andare incontro anche ad altre esigenze delle piccole e medie imprese, in particolar modo quelle relative alla gestione degli investimenti.
“La filosofia tradizionale che prevede l’acquisto di soluzioni di sicurezza man mano che si rendono necessarie rende la programmazione degli investimenti difficile da pianificare” spiega Vada. “Con un servizio di questo genere, i costi sono prevedibili e spalmati su base mensile. Per molti imprenditori questo può fare davvero la differenza”.

L’ecosistema proposto da G Data prevede un sistema di gestione “esterno ma non troppo”. Qualcosa cioè che garantisca il servizio senza stravolgere la struttura delle reti aziendali.
Una rivoluzione copernicana, quindi? Non proprio. La gestione, nel caso della Managed Endpoint Security, non sarebbe infatti demandata direttamente a G Data, ma ai numerosi partner che agiscono come service provider sul territorio italiano. E anche questo, secondo Vada, permette di creare un ecosistema più equilibrato.
“Anche il fornitore di servizi può fare conto su una fatturazione mensile, che come modello offre una maggiore stabilità” conferma. “Come G Data, tra l’altro, abbiamo previsto un sistema che non richiede un investimento massiccio: i nostri partner non sono costretti a prendere un pacchetto di licenze, ma solo quelle che gli servono effettivamente”.
Una formula tagliata per il mercato italiano? “Nel nostro paese G Data si attiene rigorosamente a una formula che coinvolge i partner e questa novità nella proposta delle soluzioni di sicurezza dell’azienda la vuole mantenere” conclude Vada.
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