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Set 07, 2017 Marco Schiaffino News, RSS, Vulnerabilità 0
Le accuse nei confronti di Microsoft in tema sicurezza sono spesso ingenerose, ma questa settimana sembra proprio che dalle parti di Redmond abbiano tutte le intenzioni di offrire materiale per portare acqua al mulino dei detrattori di Windows.
Partiamo da Edge, che come riportano i ricercatori di Talos, soffrirebbe (insieme ai concorrenti Chrome e Safari) di un bug che indebolirebbe le Content Security Policy.
Il punto, però, è che mentre dalle parti di Apple e Google hanno deciso di correre immediatamente ai ripari, Microsoft ha opposto un netto rifiuto sostenendo che il bug sia, in realtà, una funzione del browser.
Nel dettaglio stiamo parlando di una vulnerabilità che riguarda la possibilità di aggirare la Content Security Policy (CSP) cioè quella serie di regole che impediscono il caricamento di contenuti esterni (cross site) e che spesso vengono usati per portare attacchi utilizzando pagine Web confezionate ad hoc.
In teoria il sistema di protezione impedisce che il browser carichi risorse da un’origine diversa da quella da cui proviene la pagina che viene aperta. Il bug, però, permette di aprire una nuova pagina (Blank Page) che non è soggetta alle CSP.
I ricercatori di Talos chiariscono che il bug non consentirebbe di avviare l’esecuzione di codice in remoto, ma potrebbe essere sfruttato per esfiltrare informazioni (per esempio le credenziali di accesso a un servizio) verso un server esterno.
Nulla di devastante, ma comunque dannoso. Considerato che Apple ha corretto la vulnerabilità in Safari (CVE-2017-2419) con l’aggiornamento del 27 marzo e Google quella in Chrome (CVE-2017-5033) addirittura il 9 marzo, il fatto che dalle parti di Talos si siano ridotti a rendere pubblica la vulnerabilità di fornite al rifiuto di Microsoft di patchare il bug, dà da pensare.

I bug non sono gravissimi, ma il rifiuto di correggerli non contribuisce di certo a migliorare la reputazione dei sistemi Microsoft .
i diversa natura il bug individuato dai ricercatori di enSilo, che affligge il Kernel del sistema operativo Microsoft (da Windows 2000 a Windows 10) e permetterebbe agli autori di malware di aggirare i controlli dei software di sicurezza.
Il problema riguarda un componente chiamato PsSetLoadImageNotifyRoutine, che dovrebbe consentire di identificare codice caricato nel Kernel. Il bug, però, permette di fare in modo che un eventuale processo dannoso sia classificato come legittimo.
C’è da dire che non tutti i software antivirus sfruttano questa funzione di Windows, ma la presenza del bug è certamente qualcosa che rende meno sicuro il sistema.
Purtroppo Microsoft, contattata all’inizio dell’anno da Omri Misgav (il ricercatore che ha individuato la falla) sostiene che non si tratti di una falla di sicurezza. E così fanno due…
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