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Ago 08, 2017 Marco Schiaffino News, RSS, Vulnerabilità 0
Le energie rinnovabili possono rappresentare il futuro del nostro pianeta. A oggi, però, possono anche rappresentare un pericoloso “anello debole” che potrebbe mettere a rischio la tenuta dei sistemi energetici a livello nazionale o addirittura continentale.
A spiegarlo è un rapporto redatto da Willem Westerhof, un ricercatore di sicurezza che ha riassunto i suoi timori in una ricerca chiamata “The Horus Scenario”.
In sintesi, il suo timore può essere riassunto in un cyber-attacco che sarebbe in grado di abbattere i sistemi energetici europei prendendo di mira alcuni particolari dispositivi.
L’anelo debole è rappresentato dagli impianti di SMA, uno dei maggiori produttori del settore. Secondo il ricercatore, gli impianti in questione soffrirebbero di una serie di falle di sicurezza (per l’esattezza 14) che li renderebbero vulnerabili a un attacco in remoto che consentirebbe di controllare il flusso di energia prodotta o di “abbatterli” completamente.

Siamo tutti felici del fatto che le energie rinnovabili stiano prendendo piede in Europa. Il lato negativo? Un pirata informatico potrebbe provocare un black-out.
Le vulnerabilità individuate sono le seguenti:
Si tratta di falle di sicurezza di una certa rilevanza, che fanno leva per esempio sulla possibilità di stabilire connessioni Telnet (sigh) o sfruttare le credenziali predefinite per accedere ai sistemi o provocare dei crash in grado di mettere fuori uso gli impianti.
Le conseguenze di un sovraccarico provocato attraverso un attacco informatico risulterebbe in un collasso dell’intero sistema secondo un “effetto a catena” che porterebbe, in buona sostanza, al blocco dell’intero sistema energetico e a una raffica di black out in tutta Europa.
Per ottenere questo risultato, un pirata informatico dovrebbe però riuscire a compromettere un discreto numero di dispositivi. Il malfunzionamento di un singolo impianto, infatti, non consente di mettere in crisi il sistema.
Secondo o calcoli statistici fatti da Westerhof, lo scenario non è però così improbabile. Nel caso della Germania, per esempio, in particolari momenti la quantità di energia fornita dai sistemi fotovoltaici arriva a rappresentare tra il 35 e il 50% del totale.
Un attacco che mettesse K.O. gli impianti avrebbe quindi la “massa critica” necessaria per provocare un collasso a livello nazionale. Visto che in Europa il rifornimento di energia è collegato tra vari paesi, l’effetto domino si verificherebbe quasi immancabilmente.
Westerhof prende come esempio il caso di un’eclissi solare avvenuta nel 2015, che in Germania è stata compensata attraverso altre fonti energetiche per evitare il collasso del sistema. Il punto è che l’eclissi si è verificata in un periodo di tempo di 2-3 ore, mentre nel caso di un attacco informatico si parlerebbe di minuti.
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