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Giu 24, 2016 Marco Schiaffino Attacchi, Malware, News 0
Con oltre 6 milioni di computer sotto il suo controllo, Necurs è una delle più grandi botnet attive sul pianeta.
Negli scorsi mesi è stata utilizzata per diffondere Locky, uno dei ramsoware più pericolosi in circolazione, e Dridex, un trojan progettato per sottrarre le credenziali dei servizi di home banking particolarmente diffuso in USA e Gran Bretagna.
Alla fine dello scorso mese di maggio, però, Necurs era inspiegabilmente sparita dai radar.
Ora i ricercatori di Proofpoint hanno rilevato una ripresa delle attività, che a quanto pare ricominciano da dove si erano fermate: dall’invio di milioni di email infette.
A partire dal 21 giugno l’organizzazione criminale che gestisce Necurs ha ripreso infatti a utilizzare i computer zombie sotto il suo controllo per diffondere una nuova versione di Locky.
La tecnica di attacco prevede l’invio di email con un allegato in formato ZIP. Il testo del messaggio di posta elettronica, seguendo un copione collaudato, è confezionato in modo da far pensare che l’allegato contenga una fattura di cui viene richiesto il pagamento.
All’interno dell’archivio, però, c’è un Javascript che una volta aperto avvia il download e l’installazione del ransomware.

Per la diffusione della nuova versione di Locky i pirati non hanno fatto alcuno sforzo di fantasia: l’email annuncia la classica fattura inesistente.
La nuova versione di Locky, già individuata alla fine di maggio, contiene alcuni strumenti che ne rendono più difficile il rilevamento e l’analisi da parte dei ricercatori, bloccando per esempio la procedura d’installazione nel caso in cui il malware si “accorga” di trovarsi in una sandbox all’interno di una macchina virtuale.
A questo scopo il loader di Locky avvia l’esecuzione di alcune API di Windows e analizza i tempi di reazione del sistema. Se questi sono più lunghi del normale, come accade solitamente in un ambiente virtuale, interrompe qualsiasi operazione.
Per il momento il numero di messaggi di posta elettronica rilevati sono decisamente inferiori rispetto alle ultime campagne di distribuzione effettuate con Necurs. Gli analisti di Proofpoint, infatti, stimano che in questa fase la botnet stia “lavorando” solo al 10% delle sue potenzialità.
Nella loro analisi, però, i ricercatori non si fanno troppe illusioni e prevedono che l’attività cresca rapidamente per tornare nel giro di poco tempo agli stessi livelli dei mesi scorsi.
Necurs, infatti, è una vera macchina da soldi, che garantisce ai cyber-criminali che la gestiscono profitti stimati tra i 100.000 e i 200.000 dollari al giorno.
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