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Mag 03, 2019 Marco Schiaffino Attacchi, Hacking, In evidenza, Intrusione, News, RSS 0
L’attacco portato ai sistemi di Citrix, denunciato dalla stessa azienda lo scorso 8 marzo, ha dimensioni decisamente ampie. Secondo quanto si legge in una lettera inviata dall’azienda alle persone potenzialmente coinvolte nel breach, infatti, i pirati avrebbero avuto accesso ai sistemi per la bellezza di 6 mesi.
In seguito alla segnalazione dell’FBI, che ha avvisato Citrix del possibile attacco, gli esperti di sicurezza hanno infatti rilevato accessi “intermittenti” a partire dal 13 ottobre 2018.
Le informazioni a cui avrebbero avuto accesso i cyber-criminali, che secondo l’FBI farebbero parte di un “gruppo internazionale” non meglio definito, comprenderebbero dati sensibili come il social security number, i dati anagrafici e le informazioni finanziarie di dipendenti e collaboratori.

L’intrusione, secondo gli esperti che stanno ancora cercando di ricostruire l’effettiva entità dell’attacco, sarebbe avvenuta attraverso una tecnica di password spraying, utilizzata recentemente anche in un attacco massiccio che ha preso di mira migliaia di account di Office 365 e G Suite.
Il password spraying è una sorta di brute forcing al contrario: al posto di tentare numerose password su un singolo account, i pirati provano a usare la stessa password su più account, aggirando così i normali controlli che rilevano i tentativi continui di accesso a un singolo account.
Insomma: la violazione dei sistemi sarebbe ancora una volta da attribuire all’utilizzo di credenziali “deboli” che avrebbero permesso ai cyber-criminali di infiltrarsi nei sistemi di una delle più note aziende IT a livello mondiale.
Gli autori dell’attacco, che farebbero parte di un gruppo chiamato Iridium, sono noti alle cronache per prendere di mira le aziende di alto livello, soprattutto nel settore energetico. Il loro modus operandi prevede di solito di utilizzare le informazioni come leva per estorcere denaro alle vittime.
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