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Dic 27, 2018 Marco Schiaffino Attacchi, Gestione dati, Hacking, In evidenza, Intrusione, Leaks, News, Privacy, RSS 0
Un modo costruttivo per passare il tempo durante le feste di Natale? Gli hacktivist di Anonymous Italia l’hanno trovato avviando una campagna di attacchi nei confronti di numerosi siti Internet di Aziende Sanitarie Locali e strutture ospedaliere italiane. L’obiettivo è sempre il solito: dimostrare che i dati dei cittadini italiani sono gestiti in maniera inadeguata.
La “rivendicazione” dell’attacco è stata pubblicata sul blog ufficiale di Anonymous Italia, accompagnata da un fotomontaggio in cui gli hacktivist si sono divertiti a reinterpretare il presepe inserendo personaggi della politica italiana. La stessa immagine è comparsa su alcuni dei siti violati.
Nel comunicato, gli hacker puntano il dito contro un sistema sanitario che, oltre a dover garantire cure mediche e salute del territorio, dovrebbe proteggere le informazioni personali dei pazienti. “Chi ci governa, e chi dovrebbe trattare con cura i nostri dati/privacy, non fa il lavoro per cui viene profumatamente pagato” chiosano sul loro blog.
L’azione, si legge sul blog, è stata portata insieme a gruppi differenti (e piuttosto conosciuti nel nostro paese) come LulzSecIta e AntiSecIta, che da sempre si riconoscono in quella “galassia informale” che siamo abitutati a chiamare Anonymous.
Guardando quali e quante organizzazioni gli Anon sono riusciti a violare, però, si può concordare sul fatto che il livello di sicurezza del sistema sanitario nazionale non è precisamente “da manuale”.
L’elenco degli istituti caduti sotto i loro colpi comprende le ASL di Caserta, Rieti e Viterbo, l’ospedale San Giovanni di Roma, ISS, Agenas, Difarma, Federsanità, ASST Lariana e l’ULSS21 di Legnano.
Una vera strage, che dimostra ancora una volta come le varie normative, partendo dal GDPR e passando dalla direttiva NIS (Network and Information Security), stentino a trovare applicazione proprio in quei settori in cui sarebbe più necessario.
I file pubblicati su Internet, a differenza di quanto accaduto in passato in casi simili, non comprendono i dati personali dei pazienti ma soltanto la struttura dei database sottratti. Insomma: gli hacker si sono limitati a dimostrare di avere la possibilità di accedere a tutti i dati presenti sui server, senza però diffonderli.
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