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Set 07, 2018 Marco Schiaffino News, RSS, Scenario 0
Un’automobile, per quanto possa essere tecnologica, non è paragonabile a un computer o a uno smartphone. Soprattutto se intendiamo utilizzarla come “cavia” per trovare eventuali vulnerabilità nei suoi sistemi informatici e ci troviamo di fronte al rischio che diventi inutilizzabile a seguito di un tentativo di hacking “andato male”.
Dalle parti di Tesla l’hanno capito e, a quanto pare, hanno capito anche che è nel loro interesse permettere che i vari White Hat abbiano la possibilità di strapazzare i loro veicoli senza doversi preoccupare troppo delle spese di assistenza per ripristinarne le funzionalità nel caso in cui sia necessario.

Ecco perché l’azienda ha deciso di fornire assistenza gratuita ai ricercatori di sicurezza, garantendogli anche che la loro attività non verrà considerata come un fattore che possa pregiudicare la garanzia dell’auto o aprire a eventuali azioni legali da parte del produttore.
Il tutto, naturalmente, all’interno di un quadro di regole ben precise (qui il link con i dettagli, che dovrebbe essere in italiano ma sembra essere stato tradotto solo parzialmente) alle quali i ricercatori si devono attenere.
Tra queste spiccano l’impegno per evitare la violazione della privacy, la concessione di un ragionevole periodo di tempo per correggere eventuali bug prima della pubblicazione dei dettagli tecnici e l’attenzione per non mettere in pericolo nessuno nel corso dei test.
Tesla non è il primo produttore che vara un’iniziativa simile ed è probabile che non sia neanche l’ultimo, non solo nel settore delle auto. La sempre maggiore diffusione di sistemi informatici sui più svariati tipo di prodotti porterà inevitabilmente a prevedere condizioni simili per qualsiasi tipo di oggetto.
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