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Nov 29, 2017 Marco Schiaffino News, Privacy, RSS 0
Qual è il confine tra una “legittima” attività di monitoraggio dell’attività dei propri utenti e la violazione della privacy? Il confine è spesso labile e chiunque utilizzi Internet è (o dovrebbe essere) consapevole del fatto di essere sottoposto a una forma costante di controllo, come è emerso in un recente studio.
Nonostante questa consapevolezza, quando emergono dettagli sul sistema di controllo diffuso che sviluppatori e aziende utilizzano nei loro prodotti qualche brivido lungo la schiena corre comunque.
A contribuire alla paranoia da controllo questa volta ci pensa uno studio di Yale Privacy Lab ed Exodus Privacy, che ha analizzato le app per sistemi Android alla ricerca di porzioni di codice che funzionano come tracker, cioè che registrano (e memorizzano sui loro server) informazioni più o meno sensibili riguardo l’uso che facciamo delle applicazioni.
Il risultato è un quadro piuttosto preoccupante. I ricercatori hanno individuato un elenco di 44 tracker largamente utilizzati nelle app per il sistema Google (ma secondo lo studio iOS non sarebbe immune dal fenomeno) per registrare il comportamento di chi le utilizza. E non stiamo parlando di app semi-sconosciute: nell’elenco ci sono veri “pezzi da 90” come Twitter; Skype; Uber; Spotify; Tinder e SoundCloud.

Ecco i tracker più usati secondo le statistiche rese pubbliche dai ricercatori di Yale Privacy Lab ed Exodus Privacy.
Il risultato dello studio è stato pubblicato all’interno di un sito Internet che consente di verificare (attraverso un sistema di ricerca non proprio esaltante) quali app utilizzano un tracker. Di più: il database contiene anche tutti i permessi che vengono richiesti dalle app al momento dell’installazione.
Uno strumento utile per capire il livello di invasività delle applicazioni per dispositivi mobile, anche se per orientarsi e comprendere a pieno le informazioni serve qualche competenza tecnica.
Se volete dargli un’occhiata, selezionate la voce Report e All Applications. Nella finestra, più o meno in ordine alfabetico, compaiono le app analizzate. Un clic consente di accedere a una sorta di scheda che contiene tutte le informazioni riguardanti la privacy “garantita” dall’app in questione.
Per quanto riguarda le app italiane, a un primo sguardo il record assoluto sembra essere quello dell’app Mondadori dedicata a Grazia, che contiene tracce di ben 16 tracker. Ma siamo certi che spulciando il database possano saltare fuori altre sorprese. Buon divertimento.
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