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Nov 10, 2017 Marco Schiaffino Malware, News, RSS 0
Lo scorso gennaio Microsoft ha smesso di distribuire il suo software gratuito di editing video Movie Maker sostituendolo con l’inguardabile Story Remix e lasciando milioni di utenti senza uno strumento che (con tutti i suoi limiti) permette di elaborare facilmente i video su PC.
Alla delusione degli utenti Windows, però, adesso si aggiunge la beffa. Come segnalato da ESET, infatti, migliaia di persone stanno cadendo nella trappola di un gruppo di truffatori che propongono un “clone” del popolare software.
Il programma è esattamente quello che eravamo abituati a trovare in Windows, ma con qualche piccola differenza. In particolare funziona come una classica versione di prova, con alcune funzioni disattivate (tra cui il salvataggio dei file) per la cui attivazione viene chiesto il pagamento di 29,95 dollari.

Sembra tutto normale, ma il software proposto è in realtà una versione pirata dell’originale. E per giunta proposta a pagamento.
Non si tratta di una truffa particolarmente originale, ma la diffusione del software negli ultimi giorni ha raggiunto picchi spaventosi e la colpa è tutta… di Google!
Da quando Microsoft ha “ritirato” Movie Maker, infatti, il sito che offre il programma è riuscito a scalare le classifiche nell’indicizzazione di Google e compare al primo posto quando si esegue la ricerca con il nome del software.

La scelta del domino e il fatto che il programma è sparito dai siti ufficiali di Microsoft sono i fattori che hanno permesso ai truffatori di posizionarsi in testa ai risultati quando si cerca Movie Maker.
La diffusione del software, che ESET ha battezzato come Win32/Hoax.MovieMaker, è di conseguenza schizzata alle stelle e a inizio di novembre era tra le tre minacce più rilevate al mondo (addirittura primo in Israele) e in Italia è arrivato a rappresentare il 9% dei software pericolosi individuati dalla società di sicurezza.
Fortunatamente il clone di Movie Maker non è un vero e proprio malware (almeno per il momento) e si limita a visualizzare in maniera ossessiva il messaggio che ne propone l’acquisto.
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