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Ago 07, 2017 Marco Schiaffino In evidenza, News, RSS, Vulnerabilità 0
L’idea che un computer possa essere compromesso in remoto da un pirata informatico è già abbastanza inquietante. Se quel computer, però, regola l’emissione di radiazioni durante l’esecuzione di analisi mediche, il rischio diventa decisamente inaccettabile.
A confrontarsi con questa poco invidiabile situazione è Siemens, i cui dispositivi PET/CT (Tomografia a Emissione di Positroni computerizzata, un tempo chiamata TAC) e SPCET/CT (Tomografia a Emissione di Fotone Singolo) soffrono di una serie di falle di sicurezza che ora l’azienda tedesca dovrà affrettarsi a correggere.
L’allarme è stato lanciato dal CERT della Homeland Security statunitense, che in un report descrive il problema specificando che la sua comunicazione è arrivata direttamente da Siemens.

Un attacco in remoto che può alterare il funzionamento di un dispositivo medico è una di quelle ipotesi che fanno davvero venire i brividi…
Nel dettaglio si parla di quattro vulnerabilità che fanno riferimento ai dispositivi Siemens basati su Windows 7. La prima (CVE-2015-1635) è una vulnerabilità corretta da Microsoft nel suo sistema operativo nel 2015 e che consente l’iniezione di codice in remoto attraverso l’invio di richieste confezionate ad hoc al servizio di Web Server su porta 80 e 443.
La seconda (CVE-2015-1497) interessa invece un software chiamato Radia Client Automation e sviluppato da HP. Si tratta di un programma pensato (ironia della sorte) per la gestione in remoto dei dispositivi e, in particolare, per l’aggiornamento del sistema operativo.
In questo caso la porta vulnerabile è la 3465, attraverso la quale è possibile sfruttare un bug del software di controllo remoto per avviare l’esecuzione di codice.
Sempre il software HP è soggetto ad altre due vulnerabilità (CVE-2015-7860 e CVE-2015-7861) con effetti simili al precedente. Anche le vulnerabilità legate al software HP sono state individuate nel 2015.
Come riporta lo stesso CERT, Siemens sta lavorando sugli aggiornamenti che correggeranno le vulnerabilità. Nel frattempo, però, gli esperti USA consigliano di isolare le macchine in questione attraverso la segmentazione della rete per fare in modo che siano separate dal resto del network e, in particolare, non siano accessibili dall’esterno.
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