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Lug 23, 2025 Marina Londei In evidenza, News, RSS, Vulnerabilità 0
Dall’Università La Sapienza di Roma arriva WhoFi, un nuovo sistema che migliora le operazioni di re-identificazione (Re-ID) sfruttando le alterazioni delle onde del Wi-Fi.
Con re-identificazione si intende il processo di identificare una stessa persona su registrazioni o immagini di più sistemi di videosorveglianza; nel dettaglio, si tratta di riuscire a determinare se due rappresentazioni sono riferite a uno stesso individuo oppure no.

Come spiegano i ricercatori nel paper relativo alla loro ricerca, i metodi tradizionali di riconoscimento biometrico si basano sul confronto di caratteristiche visive, come il colore dei vestiti o la forma del corpo, per identificare potenziali persone di interesse tra due registrazioni o tra una registrazione e delle immagini d’archivio. Questi metodi però soffrono di alcune limitazioni che complicano l’analisi, quali una certa sensibilità ai cambiamenti delle condizioni luminose, occlusioni, elementi di disturbo sullo sfondo e la diversa angolazione delle videocamere.
“Queste sfide spesso comportano una riduzione della robustezza, specialmente in ambienti non vincolati o reali. Per superare queste limitazioni, una strada alternativa della ricerca esplora modalità non visive, come il Re-ID basato su Wi-Fi” spiegano i ricercatori Danilo Avola, Daniele Pannone, Dario Montagnini ed Emad Emam.
WhoFi si basa sull’idea che la forma dell’onda del segnale Wi-Fi che si propaga in un ambiente viene alterata dalla presenza di ostacoli, come oggetti e persone, in base alle loro caratteristiche fisiche. Queste alterazioni, catturate e classificate come Channel State Information, una proprietà che descrive la propagazione del segnale Wi-Fi, forniscono importanti informazioni biometriche per identificare una persona.
“A differenza dei sistemi ottici che percepiscono solo la superficie esterna di una persona, i segnali Wi-Fi interagiscono con le strutture interne, come ossa, organi e composizione corporea, determinando distorsioni del segnale specifiche per ogni persona che fungono da firma unica” continuano i ricercatori.

Di fatto studiando il modo in cui il segnale Wi-Fi viene alterato dal singolo, è possibile creare una “firma biometrica” univoca per essere in grado di identificare un soggetto precisamente e su diversi sistemi. Stando ai benchmark condivisi dai ricercatori, WhoFi è riuscito a raggiungere una precisione del 95.5%.
“I risultati incoraggianti ottenuti confermano la validità dei segnali Wi-Fi come modalità biometrica robusta e in grado di preservare la privacy, e posizionano questo studio come un significativo passo avanti nello sviluppo di sistemi Re-ID basati sui segnali” concludono i ricercatori.
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