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Set 22, 2016 Marco Schiaffino Malware, Minacce, News, Ransomware, RSS 0
Il primo caso è stato quello di Petya, che al posto dei singoli file puntava alla crittografia dell’MBR del disco fisso. Il nuovo ransomware individuato dai ricercatori di Morphus Labs, però, porta la tecnica a un livello “superiore”, attaccando intere partizioni del computer.
Il malware, battezzato con il nome di Mamba, viene distribuito attraverso una campagna di phishing via email e utilizza un software di crittografia open source (DiskCryptor) per codificare l’intera partizione principale dei computer con sistema Windows.
I computer colpiti, di conseguenza non possono essere avviati normalmente. Al momento del boot, l’utente si trova di fronte un messaggio del tipo “You are Hacked ! H.D.D Encrypted, Contact Us For Decryption Key (w889901665@yandex.com) YOURID: 123152”.
Chi contatta l’indirizzo di posta indicato (che fa riferimento a un servizio di hosting che opera in Russia) riceve le istruzioni dettagliate: il riscatto richiesto è di 1 Bitcoin (al cambio attuale sono 536 euro) che deve essere pagato per ottenere la password che consente di decrittare il disco.

Nome azzeccato: il veleno del mamba paralizza la vittima in tempi rapidissimi. ANche Windows…
Secondo i ricercatori di Morphus Labs, la password potrebbe essere unica per tutte le vittime o, in alternativa, essere generata sulla base di informazioni riguardanti il sistema compromesso.
Le indagini riguardanti l’account utilizzato per i pagamenti, a cui gli analisti sono risaliti scrivendo all’indirizzo email indicato dai cyber-criminali nel messaggio che chiede il riscatto, confermano che il malware è ai suoi primi passi: il wallet indicato aveva infatti ricevuto solo 4 Bitcoin.
La risposta tramite posta elettronica, inoltre, fornisce qualche indizio sul tipo di obiettivo a cui puntano i pirati. Nel testo dell’email, infatti, fanno riferimento a un “server HDD”. Segno che, almeno nelle intenzioni, i bersagli dovrebbero essere computer all’interno di aziende e uffici.
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