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Dic 01, 2023 Marina Londei Attacchi, Hacking, Intrusione, Leaks, News, Phishing, RSS 0
Okta, la società americana di gestione delle identità, ha reso noto che il breach che l’ha colpita lo scorso 19 ottobre ha un impatto ben peggiore rispetto a quanto reso noto: l’incidente di sicurezza ha colpito tutti gli utenti del servizio, non solo l’1% come annunciato inizialmente.
A fine ottobre la compagnia aveva avvertito i propri utenti di essere stata vittima di un breach, spiegando che un gruppo cybercriminale era riuscito ad accedere al sistema di customer support e ottenere i file di 143 utenti, ovvero meno dell’1% del totale. Il gruppo aveva poi utilizzato i token di sessione per prendere il controllo della sessione di 5 di questi utenti.
David Bradbury, Chief Security Officer di Okta, aveva spiegato che il gruppo aveva utilizzato un account di servizio del sistema che aveva permessi per accedere ai record dei clienti e modificarli.

Pixabay
Ora, a poco più di un mese di distanza, Bradbury ha rettificato la precedente comunicazione specificando che il breach interessa tutti gli utenti del servizio. “Abbiamo scoperto che il gruppo ha scaricato un report che contiene i nomi e gli indirizzi email di tutti gli utenti dei clienti Okta del support system” ha affermato il CSO.
Il report comprendeva in realtà anche il numero di telefono, il ruolo, il nome della compagnia dove l’utente lavora, lo username, la data di ultima modifica della password e altri dati, ma per il 99,6% degli utenti le uniche informazioni disponibili erano il nome di battesimo e l’email.
I dati sottratti dal gruppo non contengono credenziali, ma ciò non significa che non possano essere sfruttate per condurre altri attacchi. “Anche se non siamo a conoscenza che queste informazioni siano sfruttate attivamente, c’è la possibilità che i cybercriminali utilizzino questi dai per colpire i clienti Okta tramite phishing e attacchi di ingegneria sociale”.
Il consiglio della compagnia è di implementare l’autenticazione multi-fattore per tutti gli utenti e di implementare sistemi di autenticazione resistenti al phishing.
Al momento non ci sono informazioni sull’identità dei cybercriminali che hanno eseguito il breach.
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