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Gen 12, 2023 Dario Orlandi Attacchi, Intrusione, News, Ransomware, Vulnerabilità 0
I ricercatori di sicurezza di S-RM hanno scoperto una modalità di comportamento piuttosto estremo, che denota molta pazienza, pianificazione e fiducia nei propri mezzi.
I criminali informatici hanno infatti sfruttato alcune vulnerabilità per collocare backdoor quando c’era l’occasione, per poi tornare e colpire molto tempo dopo, quando la vittima aveva applicato gli aggiornamenti di sicurezza che nel frattempo erano stati prodotti e distribuito.
Nello specifico, il caso è un attacco ransomware portato dal gruppo Lorenz che è stato completato mesi dopo che i criminali avevano ottenuto l’accesso alla rete della vittima utilizzando un exploit per un bug critico in un sistema di telefonia.
I ricercatori della società di consulenza S-RM hanno stabilito che i criminali avevano violato la rete delle vittime cinque mesi prima di iniziare a rubare dati e crittografare i sistemi.

La vulnerabilità utilizzata dagli attaccanti era un bug critico nell’infrastruttura di telefonia Mitel (CVE-2022-29499) che consente l’esecuzione di codice remoto. La patch per questa vulnerabilità è stata rilasciata a luglio ma i criminali avevano già installato una backdoor una settimana prima.
La backdoor era costituita da una singola riga di codice PHP che ascoltava le richieste HTTP POST con due parametri: “id”, che fungeva da credenziale per l’accesso al sistema, e “img” che includeva i comandi da eseguire.
Gli hacker hanno nascosto la backdoor in una directory legittima sul sistema, con una denominazione apparentemente inoffensiva (“twitter_icon_”) e l’hanno lasciata dormire per cinque mesi. Quando erano pronti, hanno utilizzato la backdoor per distribuire il ransomware Lorenz nel giro di 48 ore.
Secondo i ricercatori di S-RM, il lungo intervallo di lunga inattività potrebbe essere dovuto al fatto che il gruppo ransomware abbia acquistato l’accesso alla rete da un broker o che abbia un ramo dedicato all’acquisizione dell’accesso iniziale.
Per questo motivo, i ricercatori sottolineano che aggiornare i software all’ultima versione al momento giusto è un passo importante nella difesa della rete, ma nel caso di vulnerabilità critiche, le aziende dovrebbero anche tenere sotto controllo il loro ambiente per evidenziare tentativi di exploit e possibili intrusioni.
La revisione dei registri, la ricerca di accessi o comportamenti non autorizzati e il monitoraggio della rete alla ricerca di traffico inatteso potrebbero infatti rivelare un’intrusione capace di sopravvivere agli aggiornamenti di sicurezza.
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