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Giu 10, 2022 Redazione news Attacchi, News, RSS 0
La campagna, iniziata nell’ultimo trimestre del 2021, ha raccolto milioni di credenziali. Ha scoprirla sono stati i ricercatori di Pixm, che ne ha pubblicato i metodi operativi e le straordinarie quantità di denaro e credenziali raccolte.
I pirati compromettono un primo account Facebook, che utilizzano per inviare un link ai suoi amici come messaggio diretto. Questo collegamento, dopo una serie di passaggi che includono pagine di malvertising, lo porta a una finta pagina di login di Facebook. Questa a sua volta porta a pagine pubblicitarie che generano ulteriori profitti per gli organizzatori della campagna.

La struttura impiega metodi molto efficaci per non essere rilevata dai filtri anti-phishing di Facebook e sfrutta popolari servizi come glitch.me, famous.co, amaze.co e funnel-preview.com. Questi siti sono usati per distribuire e generare URL per app completamente legittime ma sono anche sfruttati dai pirati.
Come spiega Pixm, usando per esempio my.famous.co, il link al sito malevolo sarebbe “my.famous.co/*ID unico*. Una volta che viene bloccato questo indirizzo si può rapidamente (e, secondo i ricercatori, automaticamente), cambiare l’ID unico. D’altro canto, Facebook non può bloccare tutti gli indirizzi che iniziano con my.famous.co/, perché è un sito legittimo usato da molte applicazioni oneste.
Pixim ha anche evidenziato il successo della campagna. Una delle sue pagine è stata visitata da 2,7 milioni di utenti nel 2021 e circa 8,5 milioni di utenti finora nel 2022, mostrando una crescita enorme. Ha inoltre identificato 400 username unici, ciascuno corrispondente a una pagina per il phishing, coinvolti in 399.017.673 sessioni negli USA e il numero è in rapida crescita. Rappresenta però solo una parte della campagna.
In una comunicazione a un ricercatore di OWASP, l’autore della campagna ha dichiarato di guadagnare $150 ogni mille visite dagli USA. Il che, moltiplicato per 399,017,673, porta a 59 milioni di dollari dall’inizio dell’operazione a oggi. Pixm ritiene di aver identificato il responsabile della campagna e ha passato i dati relativi all’INTERPOL e alla polizia in Colombia, dove ritengono che risieda.
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