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Lug 12, 2016 Marco Schiaffino Approfondimenti, Gestione dati, News, Privacy, Scenario, Vulnerabilità 0
Chi ha la responsabilità di gestire la sicurezza aziendale deve preoccuparsi prima di tutto delle trasferte. Se rimanere vittima dei cyber-criminali è più facile quando ci si trova all’estero, quando si parla di manager in viaggio d’affari, infatti, il rischio aumenta.
L’indagine pubblicata da Kaspersky è impietosa: se un quinto delle vittime del cyber-crimine ha subito l’attacco all’estero, quando si parla di manager la percentuale sale al 31%, che nel 62% dei casi ammettono candidamente di “sgarrare” nel rispettare le norme di sicurezza anche quando si trovano in un ambiente che suggerirebbe la massima prudenza.
A rendere più vulnerabili i professionisti in viaggio per lavoro, a quanto pare, è soprattutto una scarsa consapevolezza dei rischi collegati a un uso troppo disinvolto dei dispositivi aziendali.
Per collegarsi a Internet prima possibile, per esempio, più del 40% degli uomini d’affari ammettono di utilizzare reti Wi-Fi pubbliche, usandole anche per inviare messaggi di posta elettronica confidenziali o con allegati che contengono informazioni riservate.

Il rischio peggiore? La connessione alle reti pubbliche negli aeroporti.
A fregare i lavoratori in viaggio, inoltre, è l’ansia di far sapere ai familiari di essere arrivati sani e salvi a destinazione. Il 69% degli intervistati ha infatti indicato questa motivazione come una delle ragioni per cui sono disposti a collegarsi a una rete Wi-Fi non protetta.
Insomma, tutti gli sforzi degli amministratori IT per mantenere al sicuro i dati aziendali possono essere mandati in cenere nel giro di una manciata di secondi per comportamenti che dovrebbero essere percepiti (almeno dai professionisti) come chiaramente rischiosi.
Nella ricerca, gli esperti di Kaspersky indicano anche qualche linea guida a cui i professionisti dovrebbero attenersi nel gestire i dispositivi in viaggio. Per esempio utilizzare una VPN per l’accesso alla rete aziendale e implementare la protezione crittografica per le email, ma anche prevedere l’uso di un software di protezione per il dispositivo e il filtraggio degli URL visitabili. Norme di comportamento che, a ben guardare, dovrebbero applicarsi in qualsiasi situazione.
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