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Mar 29, 2021 Marco Schiaffino Attacchi, In evidenza, News, RSS, Scenario, Vulnerabilità 0
Né la Russia, né la Cina: l’attacco segnalato dal team di sicurezza Project Zero di Google nel report pubblicato lo scorso 18 marzo avrebbe in realtà messo a nudo un’azione di contrasto al terrorismo portata avanti da un governo alleato degli Stati Uniti.
A sostenerlo è MIT Technology Review, che in un articolo pubblicato venerdì scorso approfondisce un tema decisamente spinoso: quello della denuncia di azioni di hacking da parte di soggetti “amici”.
L’episodio in questione, di cui abbiamo parlato in questo articolo, riguarda una vasta campagna di attacchi che sfruttava 11 vulnerabilità zero-day in vari software (da Chrome a iOS) e che era gestita da quello che i ricercatori di Google definivano un gruppo “estremamente sofisticato”.
Che qualcosa di strano potesse esserci in quella vicenda, si poteva sospettare da subito. Come abbiamo fatto notare anche nel nostro articolo, i ricercatori di Google non hanno infatti inserito alcuna ipotesi di attribuzione, nessuna indicazione delle tipologie delle vittime e si sono concentrati solo sui dettagli delle vulnerabilità. La pubblicazione del report e ancor prima la correzione delle vulnerabilità , in ogni caso, hanno probabilmente messo fine all’operazione.

Naturalmente il fatto che gli attacchi fossero opera di un governo “amico” degli Stati Uniti non mette in discussione la correttezza dell’attività del team Project Zero. Tuttavia, il report in sé rappresenta un’anomalia più unica che rara. Come confermano i colleghi di MIT Technology Review, infatti, in questi casi le società di sicurezza e le aziende statunitensi evitano di scendere nei dettagli.
In altre parole: se individuano delle vulnerabilità sfruttate in un attacco portato dal governo USA o da un suo alleato, si limitano a segnalare e correggere le falle di sicurezza senza “contestualizzare” troppo il loro utilizzo.
In definitiva, questa regola non scritta è il motivo principale per cui, a livello di opinione pubblica, sembrano emergere soltanto le notizie relative agli attacchi portati da altri attori (di solito Cina e Russia) mentre le azioni dei governi occidentali rimangono sistematicamente sotto i radar.
Insomma: i dubbi sollevati da alcuni commentatori non riguardano certo la legittimità dell’azione di Google, quanto l’opportunità di rendere pubblici (alcuni) aspetti del contesto in cui lo hanno individuato.
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