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Gen 27, 2026 Marina Londei In evidenza, Minacce, News, RSS, Vulnerabilità 0
La società di sicurezza Koi Security ha pubblicato una ricerca che ha sta scuotendo la comunità degli sviluppatori: i ricercatori hanno scoperto sei vulnerabilità zero-day nei principali package manager dell’ecosistema JavaScript (npm, pnpm, vlt e Bun) che permettono agli attaccanti di aggirare le difese usate per mitigare gli attacchi alla supply-chain dei pacchetti.
Negli ultimi anni il mondo JavaScript è stato al centro di una serie di attacchi alla supply-chain, tra i quali la campagna Shai-Hulud avvenuta lo scorso novembre che ha compromesso pacchetti NPM per distribuire malware. In risposta a questi attacchi, la difesa standard adottata da aziende e progetti open source è diventata disabilitare gli script automatizzati durante l’installazione (ad esempio con l’opzione –ignore-scripts di npm) e committare sempre i lockfile (package-lock.json, pnpm-lock.yaml, ecc.) per vincolare le versioni e le integrità dei pacchetti.

Sebbene queste due tecniche siano considerate delle best practice di sicurezza, la ricerca di Koi Security ha dimostrato che esistono delle vulnerabilità, complessivamente chiamate PackageGate, che permettono di aggirarle; nel dettaglio, i bug zero-day individuati consentono di eseguire l’esecuzione di codice anche quando gli script sono disabilitati e invalidare l’integrità dei lockfile.
Le tecniche di attacco sono diverse a seconda del tool usato: nel caso di npm, un pacchetto di dipendenza Git può includere un file .npmrc manipolato che reindirizza il binario Git a uno script malevolo, eseguendo codice arbitrario; in pnpm il meccanismo che disattiva gli script durante la build non copre la fase di fetch da un repository Git, permettendo l’esecuzione dei preparativi dei pacchetti malevoli; in vlt un bug di path traversal nell’estrazione dei pacchetti consente di scrivere file ovunque nel filesystem; infine, in Bun la whitelist per i pacchetti di fiducia non valida la fonte dei pacchetti, consentendo l’inclusione e l’esecuzione di artefatti malevoli con nomi considerati “trusted”.
Il team di Koi ha notificato il problema a tutti i vendor coinvolti; tutti si sono occupati di risolvere le vulnerabilità, tranne NPM che ha affermato che il comportamento dell’ecosistema è “quello atteso” e non è quindi intervenuto per sanare i bug zero-day. Il vendor ha specificato che “gli utenti di npm sono responsabili della verifica dei contenuti dei pacchetti che scelgono di installare“, sottolineando che essendo Git uno strumento esterno, essi non sono responsabili di quello che l’utente sceglie di fare.
I ricercatori si sono opposti a questa visione spiegando che –ignore-scripts nella documentazione di npm è esplicitamente consigliato per difendersi dai malware e che quindi se esistono percorsi di esecuzione che lo bypassano allora il modello di sicurezza è incompleto; inoltre eseguendo “npm install” l’utente non sta eseguendo Git manualmente, ma lo fa tramite npm: Git è formalmente un tool esterno, ma operativamente, in questo caso, la questione è diversa.
“Gli abbiamo chiesto più volte di riconsiderare la decisione, sottolineando l’errore nella documentazione. Nessuna risposta. Come ultimo tentativo, abbiamo utilizzato le nostre conoscenze personali per contattare qualcuno del team npm che potesse riconsiderare la decisione. Purtroppo, anche questo tentativo è stato un fallimento” ha spiegato il team di Koi Security.
I ricercatori hanno sottolineato che disabilitare gli script e committare i lock file rimangono due indicazioni valide, ma non sono la soluzione completa al problema. Finché PackageGate non sarà risolto del tutto, le organizzazioni che dipendono da npm dovrebbero trattare le dipendenze come potenzialmente malevole e agire di conseguenza.
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