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Ott 28, 2022 Marina Londei Attacchi, Hacking, News 0
Exprivia ha pubblicato un report che evidenza il calo di attacchi e incidenti tra luglio e settembre rispetto al trimestre precedente. Si parla di 481 fenomeni contro i 766 di aprile, maggio e giugno. Gli attacchi sono calati del 34% e gli incidenti del 43%.
Un risultato positivo che dovrà essere confrontato con l’ultimo trimestre, ma che comunque non rassicura: rispetto allo stesso periodo dello scorso anno c’è stato un aumento del 76%.
Domenico Raguseo, direttore Cybersecurity di Exprivia, ha espresso la sua preoccupazione in merito: “Riteniamo il dato del trimestre più correlato a una “pausa” estiva che a una migliorata capacità difensiva dell’ecosistema. Temiamo, infatti, che i primi mesi del 2023 possano riservare molte insidie”. L’attenzione deve quindi rimanere alta nonostante il cybercrimine si sia preso una pausa estiva.
La maggior parte dei fenomeni registrati (l’87%) è attribuibile ad attività di crimini informatici; l’hacktivism ha registrato solo l’8% dei fenomeni e i data breach sono scesi al 6%.

Il settore più bersagliato è quello finanziario, seguito da software e hardware (società di servizi IT, e-commerce, sistemi operativi) e da quello dell’industria. La pubblica amministrazione invece continua a registrare un trend al ribasso con soli 48 casi sul totale.
Tra le tecniche più usate spicca il social engineering e in particolare il phishing; a seguire ci sono i malware e gli attacchi DDoS. Di questi ultimi, anche se globalmente sono in rialzo, si è registrato un solo caso in Italia.
Exprivia nel suo report ha anche sottolineato alcune differenze tra i sistemi del nord e del sud Italia. Il sud ha riacquistato terreno per quanto riguarda la consapevolezza delle minacce e dei danni che si possono verificare nei sistemi. Sempre in queste zone è aumentato il numero di dispositivi considerati sicuri. Il nord continua a essere quello più colpito, nonostante il rapporto tra servizi e vulnerabilità identificate sia migliorato.
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