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Ott 13, 2021 Marco Schiaffino Attacchi, In evidenza, Intrusione, News, RSS, Scenario 0
Dal ransomware all’estorsione lampo: l’evoluzione delle strategie dei pirati informatici mira a ridurre i tempi per monetizzare il frutto del loro “lavoro” e rendere ancora più difficile contrastarne l’azione.
Stando a quanto riportano i ricercatori di NCC Group, la tecnica consentirebbe ai cyber criminali di risolvere la pratica in una manciata di minuti, sfruttando una delle tecniche di ingegneria sociale più efficaci: sfruttare il fattore tempo.
Il primo gruppo a inaugurare questa strategia sarebbe SnapMC, una gang di cyber criminali che avrebbe cominciato a operare nelle ultime settimane.
La tecnica, che gli autori del report pubblicato su Internet definiscono “a basso livello tecnologico” prevede la compromissione dei sistemi della vittima, ma non l’uso di un classico crypto-ransomware.
Invece di crittografare i dati, i pirati informatici si limitano a sottrarre le informazioni presenti sui sistemi dell’azienda e ad avviare uno schema estorsivo ispirato alla “doppia estorsione”. In questo caso, però, la leva viene esercitata solo sulla seconda parte, cioè la minaccia di rendere pubblici i dati.
Il furto di dati è seguito da una richiesta di riscatto che impone tempi di negoziazione brevissimi, nell’ordine delle 24-72 ore. Qualcosa quindi di molto diverso dai classici attacchi ransomware, in cui il fattore tempo viene sfruttato al contrario.

In altre parole, se per i cyber criminali che usano un malware per bloccare i sistemi della vittima lo scorrere del tempo (e l’accumularsi di perdite economiche per l’azienda) è un fattore di pressione, i pirati di SnapMC puntano invece su tecniche “mordi e fuggi”, obbligando i bersagli colpiti a prendere una decisione in tempi estremamente brevi.
Da un punto di vista tecnico, gli attacchi dei cyber criminali non si distinguono per una particolare complessità, anzi: secondo gli analisti sfrutterebbero vulnerabilità note come quelle che interessano alcune VPN (CVE-2019-18935) o iniezione di codice nei sistemi SQL.
Una volta infiltrati nel network aziendale, utilizzerebbero sistemi di elevazione dei privilegi per ottenere l’accesso ai dati sensibili per poi procedere all’esfiltrazione e all’estorsione.
La nuova tendenza, secondo gli analisti, è destinata a prendere piede rapidamente nell’ambito del cyber crimine specializzato in ransomware, esattamente come è successo quando si è avviata la “migrazione” verso lo schema della doppia estorsione.
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