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Apr 19, 2021 Marco Schiaffino Attacchi, Hacking, In evidenza, News, Scenario, Vulnerabilità 0
Alla fine, dalle parti di Washington hanno deciso di passare dalle parole ai fatti. Dopo aver ripetutamente insinuato che ci fosse un collegamento tra il governo di Mosca e l’attacco che ha portato alla compromissione di SolarWind e, a cascata, di decine di aziende e organizzazioni governative occidentali, è arrivato un atto ufficiale.
L’ordine esecutivo firmato da Joe Biden accusa esplicitamente il governo russo e, in particolare, il gruppo APT29 (Cozy Bear) di aver progettato e messo in atto gli attacchi che hanno terremotato mezzo mondo.
Il documento, emesso da NSA, FBI e CISA, specifica anche i dettagli dell’attacco e le vulnerabilità utilizzate per mettere a segno la campagna di attacchi.
Non solo: contemporaneamente all’attribuzione, l’amministrazione USA ha emesso un ordine esecutivo con cui stabilisce una serie di sanzioni ai danni della Russia. Tra queste c’è il bando di Positive Technologies, società di sicurezza informatica che sarebbe accusata di aver fornito all’intelligence di Mosca informazioni riservate sui bug che gli hacker hanno usato per colpire SolarWinds.
La notizia ha suscitato un certo clamore, anche perché Positive Technologies faceva parte di quel “cerchio ristretto” di società di sicurezza che fanno parte del programma Early Vuln Access di Microsoft, cioè quel gruppo di società partner a cui vengono fornite informazioni sulle vulnerabilità a cui l’azienda di Redmond sta lavorando.

In altre parole, Positive Technologies era tra le società che potevano avere informazioni sui bug dei software di Microsoft prima che fossero disponibili gli aggiornamenti per correggerli.
L’azienda russa ha pubblicato un comunicato stampa in cui nega qualsiasi coinvolgimento nella vicenda. Microsoft, però, ha interrotto la partnership con Positive Technologies, adeguandosi all’ordine esecutivo.
Anche se il provvedimento del governo USA non fa alcun esplicito riferimento al caso dei recenti attacchi ai Server Exchange, qualche speculazione sulla possibilità che il sistema di Microsoft per la condivisione delle informazioni sulle vulnerabilità potesse rappresentare un elemento di fragilità era già circolate.
In definitiva, quello a cui stiamo assistendo è un lento (ma l’accelerazione è evidente) processo in cui la geopolitica sta scardinando quel sistema di collaborazione a livello internazionale su cui si basa buona parte della cyber security. E no, non è una buona notizia.
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