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Nov 02, 2020 Marco Schiaffino Attacchi, Hacking, In evidenza, Intrusione, News, RSS, Scenario 0
Nuovi dettagli riguardanti il caso degli attacchi hacker portati da gruppi APT iraniani accendono i riflettori sulle tecniche utilizzate dai pirati informatici per portare avanti le loro operazioni.
La vicenda è quella della campagna di spam che ha preso di mira una vasta platea di elettori statunitensi inviando loro email con minacce mirate a condizionarne il voto nelle prossime elezioni presidenziali del 3 novembre.
Gli hacker, secondo quanto ricostruito dall’FBI, avrebbero come prima cosa violato i server istituzionali che contengono i dati degli elettori, utilizzando tecniche di SQL Injection e sfruttando una serie di vulnerabilità conosciute per aggirare i sistemi di protezione.
L’operazione farebbe parte di una serie di attacchi segnalati a metà ottobre dallo stesso Federal Bureau (ne abbiamo parlato in questo articolo) che avrebbero sfruttato alcune vulnerabilità emerse alla fine dell’estate riguardanti servizi VPN e l’ormai famigerato ZeroLogon, che consente di ottenere l’elevazione di privilegi in ambiente Windows.
I pirati, una volta ottenuti i contatti degli elettori, avrebbero inviato loro email minatorie utilizzando i sistemi informatici (a loro volta compromessi) dei Proud Boys, un gruppo neo-fascista che sostiene Donad Trump alle elezioni.
Nelle mail, i pirati minacciano esplicitamente le vittime prospettando azioni violente nel caso in cui non votino per Donald Trump. Difficile capire quale fosse il loro obiettivo: danneggiare la campagna repubblicana o creare semplicemente un clima di tensione.
I nuovi dettagli resi pubblici dall’FBI comprendono gli indirizzi IP utilizzati dai pirati informatici per gli attacchi e, tra questi, gli autori del report fanno notare come ne compaiano numerosi riconducibili a servizi commerciali di VPN, come NordVPN.
Insomma: piuttosto che ricorrere a infrastrutture “offuscate” ad hoc, sembra proprio gli hacker legati al governo di Teheran preferiscano utilizzare una Virtual Private Network di largo consumo. Uno stratagemma che potrebbe rappresentare un tentativo di confondere le acque e nascondere le loro operazione nel “mare magnum” dei collegamenti crittografati.
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