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Ott 07, 2019 F-Secure F-Secure Partner Space, RSS 1
Le nuove tecniche di attacco utilizzate dai pirati informatici hanno obbligato gli esperti di sicurezza a sviluppare strumenti adeguati per contrastarli, ma non solo. Hanno modificato radicalmente anche lo scenario in cui cyber-criminali e ricercatori si confrontano.
Nel dettaglio, c’è un ribaltamento di ruoli tra quelli che gli esperti di sicurezza chiamano di solito “il dilemma dell’attaccante” e “il dilemma del difensore”.
Nella vecchia prospettiva, il dilemma del difensore era quello di non potersi permettere nemmeno un singolo sbaglio. Al primo errore (cioè quando non viene rilevato un malware) avevi perso.
Ora che i pirati la “prendono alla larga”, puntando su azioni prolungate che richiedono di passare inosservati a qualsiasi tipo di controllo, il cerino è passato nelle mani dei cyber-criminali. Sono loro, infatti, che non possono permettersi di commettere errori. Alla prima mossa falsa, tutto il lavoro per inserirsi nelle infrastrutture della vittima va in fumo.
Messa così, sembra che i difensori abbiano un vantaggio. Non è esattamente così. Gli strumenti di difesa, infatti, hanno un difetto: sono prevedibili.
Un pirata informatico, in fase di pianificazione dell’attacco, può tranquillamente provare le sue tecniche utilizzando lo stesso software di protezione che dovrà affrontare per verificare se ci sono degli “angoli ciechi” che può sfruttare.
Anche l’uso dell’Intelligenza Artificiale, in questo ambito, non aiuta più di molto. L’AI è un ottimo strumento per individuare nuovi malware o varianti di quelli conosciuti. Anche i sofisticatissimi algoritmi utilizzati in questo campo, però, sono in qualche modo prevedibili.
Tanto più che, nell’elaborazione di queste strategie, i cyber-criminali stanno cominciando a utilizzare sistemi di Intelligenza Artificiale simili a quelli adottati dalle società di sicurezza. In questo caso, però, lo scopo è quello di analizzare il comportamento dei motori antivirus per individuare le tecniche di evasione più efficaci.
L’unico modo per contrastare una simile linea d’azione, di conseguenza, è quella di introdurre un fattore di imprevedibilità, che nel settore della sicurezza è rappresentato dal fattore umano.
Affiancando ricercatori ai sistemi automatici, è possibile evitare di essere presi in contropiede. Mentre gli antivirus utilizzano schemi “fissi” come le signature o i modelli di analisi comportamentale, un gruppo di analisti in carne e ossa garantisce infatti quella flessibilità che permette di individuare un attacco anche quando viene portato attraverso strumenti e operazioni che non farebbero scattare un campanello di allarme nei tradizionali software.
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One thought on “L’importanza del fattore umano”