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Mar 07, 2018 Marco Schiaffino Attacchi, Attacco non convenzionale, In evidenza, Minacce, News, RSS, Vulnerabilità 1
Le cose vanno sempre peggio e per chi gestisce servizi online o infrastrutture informatiche esposte su Internet si profila un periodo davvero duro.
A togliere il sonno agli amministratori IT sono le nuove ondate di attacchi DDoS basati su una tecnica di reflection che sfrutta i server Memcached.
Come abbiamo spiegato in questo articolo, gli attacchi sfruttano il sistema di cache distribuita Memcached per amplificare il volume di traffico e portare attacchi DDoS di violenza inaudita. Il più eclatante ha raggiunto 1,7 Tbps, un valore che nessuno si era nemmeno mai immaginato si potesse raggiungere.
La novità, poi, è che il codice che consente di sfruttare i server Memcached è stato pubblicato su Internet, insieme a una lista di server (circa 17.000) raggiungibili in rete e utilizzabili quindi come strumento di attacco. Chiunque, quindi, può utilizzare la tecnica con estrema facilità
Anzi: gli aspiranti pirati informatici hanno anche l’imbarazzo della scelta. Perché sul Web sono comparsi ben due strumenti di questo tipo. Il primo utilizza una lista di 17.000 server Memcached per avviare gli attacchi e il suo codice è stato pubblicato su Pastebin lo scorso lunedì.
Il secondo è ancora più elaborato: si chiama Memcrashed e utilizza il popolare servizio Shodan per eseguire una scansione della Rete e individuare i server che possono essere utilizzati come reflector per gli attacchi.

Uno strumento già pronto per portare attacchi DDoS sfruttando migliaia di server Memcached come amplificazione. Cosa chiedere di più per far fare un salto di qualità alla propria attività criminale?
Quello che ci possiamo aspettare, quindi, è un’escalation negli attacchi che aumenteranno, se non per intensità, quanto meno per frequenza.
La soluzione, intanto, rimane lontana. Mentre il team di Memcached lavora allo sviluppo di una patch che permetta di arginare il problema, sembra che gli utenti non abbiano alcuna intenzione di impiegare energie per aiutare a fermare gli attacchi.
È il solito problema legato ai DDoS basati su reflection: visto che chi amministra i sistemi utilizzati per amplificare gli attacchi non soffre un danno diretto, convincerli a spendere del tempo per correggere le impostazioni e impedire gli attacchi diventa difficile.
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One thought on “Con Memcached DDoS da record: 1,7 Tbps. E ora il codice è pubblico…”